MAD CHICKENS”Kill,Hermit(Lady music records/Crashsound,2012)”
Ci sono delle citazioni della storia del rock che sembrano riassumere nelle proprie righe la storia di una band,o almeno sembrano descriverne gli inizi.
La prima parte della storia quasi”decennale”delle”Mad Chickens”,l’interessantissimo trio rock di cui vi parlerò oggi,potrebbe essere riassunta in una mitica frase degli ac/dc:”it’s a long way to the top,if you wanna rock&roll”;purtroppo non vi è alcuna ironia in questo,perchè il gruppo ha vissuto sulla propria pelle tutta una serie di disagi,anche gravi(la scomparsa dell’originaria bassista Noemi,mai dimenticata),oltre a dei ribaltoni interni che sembrava ne avessero minato la serenità e stabilità interna.
Ma la band ha fatto esattamente come la fenice:è risorta dalle proprie ceneri,e non si è data per vinta prendendo”la bestia per le corna”e riuscendo ad esorcizzare il periodo negativo,e quindi,ad arrivare ai giorni nostri con un bel disco grintoso e saturo di rock&roll.
Le Mad Chickens,dicevamo, sono un trio agguerrito e compatto formato attualmente da due ragazze ,Valeria Guagnozzi(chitarra e voce),Laura De Benedictis(tastiera,chitarra e cori),e un ragazzo,Nicola Santucci(batteria),che ha sostituito una precedente componente(inizialmente la band era formata da sole ragazze e se non ho capito male anche un’altra componente,MariaTeresa ha lasciato il gruppo recentemente).
“Kill,Hermit”è il loro secondo lavoro,dopo un EP uscito nel 2008,ed è un bell’album rovente,in cui tutta la rabbia e frustrazione per le difficili esperienze passate,unita ad una reale passione e anche a del palpabile divertimento,si riversa su 12 tracce al vetriolo.
Il trio coniuga una miscela esplosiva ad alto tasso energico,in cui influenze grunge,punk,alternative,psichedeliche e non solo si mescolano insieme e si compenetrano,creando un connubio affascinante e decisamente bello da ascoltare.
Andiamo adesso all’analisi approfondita del disco.
L’inizio,affidato a “Gun in my head”,è una sorta di tributo alla psichedelia,con delle sonorità vintage e superbamente oniriche,solcate da distorsioni febbrili;ed è proprio la miscela tra le due chitarre,diverse eppure perfettamente comprimarie,che funge da tappeto per un brano dotato di improvvisi sbalzi e cambi di umore,sia rallentati,che distorti e ossessivi.
Su tutte svetta l’interessante voce personalissima di Valeria,mentre il finale prende delle pieghe più grunge.
“Mr.Harvey(lights a candle for the glory)”è un brano dall’attitudine più sporca,e combina delle strofe profumate di psichedelia californiana a dei ritornelli punk grunge,come un’immaginaria jam sonica tra le L7 e i Love(ovviamente è solo un gioco di rimandi,perchè le Mad Chickens sono molto personali ed originalmente intriganti nel comporre e suonare la loro musica).
“Horse enchantress”è più melodica,tra arpeggi taglienti di chitarra e tastiere ora inquietanti,ora dolci e con andatura da carillion:il brano però vive di diverse anime,e i riverberi chitarristici si spostano presto su un trip visionario e lisergico,donando un sapore diverso e originale alla canzone.
Tra momenti ariosi e riflessioni umbratili,è un brano di grande fascino,con la voce piena di eco e delays che,a metà traccia dona un tocco improvvisamente”paradisiaco”,prima che si ritorni alle atmosfere della strofa precedente(dal sapore vagamente “dark”,inteso come attitudine più che come genere).
Ma anche un po’ di ironia traspare nella ricetta della band:e difatti un titolo come “Black Magic,black allergic”è programmatico a riguardo,anche se il brano poi si staglia su influenze sixties,dominate dall’effetto”rotary”della chitarra che disegna spirali infinite e magnifiche,un po’ l’inconfondibile trademark di questo disco,che dona un tocco piacevolmente”straniante”e riuscito;il ritornello,però,è impredivibilmente arioso,tra melodia riflessiva,cori sbarazzini e distorsioni laceranti.
Però se si pensa di aver capito tutto del pezzo,si rimane spiazzati come sempre,perchè le Mad Chickens non sono mai scontate e nella seconda parte,ci si tuffa per qualche istante nei meandri di un noise-grunge ad alto contenuto tossico,che mi riporta alla mente i Verdena più acidi,prima di ritornare alle strofe ariose della canzone in cui riemergono sentimenti solari al centro dell’attenzione.
“Jack’69”è una ballad avvolgente e fumosa,una perla distorta e a suo modo melodica,ricca di feeling e umori introspettivi,ma dall’attitudine tagliente come una lama,tra Seattle e la Londra glamour(via punk)dei ’70;il finale è avvolto da dense colate di lava psicotiche dettate dalle chitarre imbizzarrite di Laura e Valeria.
Un feeling completamente diverso,più rilassato e arioso si respira su”Fell in love”,dotata di una bellissima melodia:è un brano elettroacustico che spezza per un attimo le aggressioni sonore e i fendenti dei precedenti pezzi,e scorre via che è una meraviglia,come il cacio sui maccheroni;le settime chitarristiche che fanno capolino alla fine dei ritornelli,donano perfino un insolito fermento blues.
E si capisce perfettamente che le Mad Chickens non scherzano in quanto a dinamiche:pesanti e spietate in alcuni frangenti,sognanti e dolci in questo caso,alla loro personale e istintiva maniera.
Le ambientazioni riflessive e ombrose tornano su”bed never bed”,così come le deflagrazioni sonore;ma il ritornello è davvero un connubio intrigante tra una melodia malata ma intrigante e velenose 6 corde che scartavetrano la pelle.
Il finale è caleidoscopico:dopo una selva di riff darkeggianti e robuste sequenze rumorose,appare un insolito mood altalenante che chiude il pezzo,mentre i feedback piano piano si spengono ed un basso continua per pochi secondi la sua”cavalcata”.
“Extremely reflexed in your mirror”è un titolo che è tutto un programma:riflessioni introspettive,per uno spleen più tranquillo,ma non privo di scontrose e misteriose ombre che camminano su un’affascinante ed ammaliante melodia mai banale…..prima di un nuovo cambio di tempo,su sentieri
più grintosi,e un finale che ci riporta ad un gusto dolceamaro,tra arpeggi delicati e riff chiaroscuri.
E’ qui che le diverse anime delle Mad Chickens si rincorrono e si riflettono(come è evidenziato dal titolo,anche se in maniera involontaria)e si mescolano tra di loro,tra melodia,scatti rabbiosi e relax atipico.
“Broken”ci riporta ad un’energia satura di rock&roll e di vita,tra attitudine punkoide e melodia”killer” accattivante,ma non retorica.
Bellissimi i giochi e gli arpeggi tra le due chitarre:le due ragazze hanno assimilato alla perfezione la lezione dei chitarristi di gruppi come Marlene Kuntz e Sonic Youth,in cui i ruoli delle chitarre si invertono e si rincorrono compenetrandosi(come accennavo poco fa),senza mai fare la stessa cosa,ma creando un tappeto complementare e sempre “vivo”,unico(e questo le distingue assolutamente dalla massa di altri gruppi dalla simile attitudine).
“The tin man”è un brano dal pathos quasi soprannaturale,dominato da un’ottima chitarra acustica e da una voce sognante;ritorna il mood psichedelico di inizio disco,ma rivisitato in maniera più chiara e pacata,anche se non meno ombrosa(e di certo non meno interessante).
A modo suo un brano quasi”pastorale”(quasi riminiscente di atmosfere”progressive”minimali-tra le righe eh-complice anche un flauto malinconico sullo sfondo nel finale)se mi si concede il termine,in cui le influenze”vintage”e sognanti,stranianti,si fanno più evidenti e marcate.
Gli ultimi due brani,in realtà sono un unico brano diviso in due parti distinte,”Liar Dog”.
La”prima parte”mescola umori”alternativi”color pastello a sonorità piano/forti tipiche del grunge,con la melodia della voce sempre in evidenza,che diventa più aggressiva nel ritornello(senza perdere un’oncia delle sue connotazioni”emozionali”).
La”seconda parte”,che chiude l’album,è attaccata alla prima,ma spinge ancora di più sull’effetto sorpresa,tra tastiere fiabesche e allo stesso tempo pungenti,e le spirali noise della chitarra,in un vortice di sensazioni e di umori.
Anche la voce di Valeria,pur rimanendo su tonalità aggressive,si sposta- man mano che il pezzo si evolve- sull’introspezione e gli echi sul suo cantato si spengono pian piano nell’avvolgente finale.
Davvero un bel disco interessante,dall’anima sicuramente”catartica”,in cui la band ha fatto tesoro di tutte le proprie vicissitudini e ascolti,per creare qualcosa di totalmente interessante.
Difatti Valeria,Laura e Nicola mescolano a loro modo le loro influenze e sfornano 12 tracce personali quanto basta per non passare inosservate(il che,all’interno del loro genere,non è compito affatto facile,ma loro sono riusciti perfettamente nell’intento)….e sì,è pur vero che la loro strada verso il rock&roll è stata lastricata e costellata di episodi difficili ,ma con un disco così siamo sicuri che d’ora in poi sarà tutta in discesa e decisamente in “rosa”.
La struttura dei brani,poi,è decisamente accattivante e originale,e da chitarrista-mi ripeto nuovamente,ma non m’importa!,ci tengo!-ho apprezzato molto il lavoro di perfetto incastro tra le due 6 corde,oltre che alle melodie stesse e all’evolversi non banale delle stesse canzoni;e,naturalmente,complimenti anche al drumming incisivo e implacabile di Nicola.
(“Essere polli può sembrare da stupidi,ma è essere folli che fa la differenza”recitano loro nella bio….ma il trio non è né pollo,nè stupido,e la follia creativa è tutta a loro vantaggio!!!!!!!!)
Mad Chickens…..continuate così!I risultati prima o poi arriveranno,e gli sforzi saranno premiati!
Rock on,siete forti!
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