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Dieci brani che compongono “Sono qui per te” di Joba, alias Giovanni Balduzzi.
Procediamo con il nostro ascolto, brano per brano, ed ecco che si parte da…“Riparti da qui”.
E’ un brano dichiaratamente pop, potenzialmente molto commerciale, accordi maggiori, chitarra ritmica acustica ed intrecci elettronici.
Ritmo molto pacato, ma allo stesso tempo, grintoso a livello di sonorità che strizzano molto leggermente alla dance, soprattutto nei ritornelli.
Anche le liriche rimandano alla grinta, alla volontà e alla positività delle intenzioni.
Caratterizzante l’uso dei falsetti, un timbro molto pulito ed in linea con la scena cantautorale italiana contemporanea “mainstream”.
“Sono qui per te” , il brano che dà il titolo all’album è una ballata d’amore dove apre una chitarra acustica arpeggiata che dialoga con un pianoforte, la strofa iniziale non ha una sezione ritmica, essa apparirà solo più in là nella seconda parte; dei pad abbastanza consistenti e degli archi, sostengono tutto il brano.
Con “Ho myday” , dopo il “suonare lo spartito del tuo cuore”, prende vita un po’ di ritmo e già nell’intro, una chitarra distorta con una bella dose di groove, ma non solo, anche a metà del brano farà la sua comparsa. Il testo è una riflessione sulla società contemporanea in tutte le sue disfunzioni.
Davvero funzionali e piacevoli l’uso dei cori, un bel tocco il finale di organo hammond.
“Prendi la tua strada” si affaccia al pop-rock, con un rullante assai possente, ma ancora la presenza di chitarre pulitissime, fanno vertere il progetto sempre e comunque sul pop, dove le armonie non si perdono mai in stranezze o ricercatezze “alternative”.
Dal punto di vista armonico-musicale si cavalca un’efficace semplicità, mentre negli arrangiamenti si curano con una certa ricchezza i particolari, senza snaturare il progetto musicale. Tutto è chiaro, limpido, energico, senza fronzoli.
“Sempre più speciale” ha un mood estremamente estivo che ricorda un po’ “I’ll Be Your Man” di James Blunt nell’atmosfera armonica e ritmica, davvero di effetto l’intreccio di chitarre e percussioni. E ritorna il rullante vigoroso di “Prendi la tua strada”, dove il cantato è invece sempre vellutato e “pulito”, sono lunghe ed avvolgenti le note della melodia. Un ottimo connubio tra “latin” con tanto di campane tubolari e pop-rock, il tutto sa di mare, amore, spiagge, serenate estive.
“Senza diversità” , intro e outro vagamente “noise”, synth potenti e pop all’ennesima potenza con sfumature “teen” alla Seba / Sonohra / Davide De Marinis / Sugarfree ; l’andatura ritmica ha però un che di funkeggiante.
“L’abitudine” ci stupisce con un bell’intro di tromba, gli arrangiamenti sono sempre ricchi e ben studiati, con delle contaminazioni a tratti orchestrali in alcuni punti.
“Un’altra estate” riprende quell’intro noise di “Senza diversità” così come l’estrema atmosfera estiva (citata anche nel titolo) di “Sempre più speciale”.
Grande atmosfera con “Una sola bugia” , un cantato dalle note molto basse, un pianoforte con accordi di maggiore settima, una chitarra ritmica pulita (colonna portante di tutto il disco), mentre il ritornello ritorna a una melodia di alta estensione, così come siamo stati abituati per tutto l’album, molto orecchiabile e scorrevole.
E ritornano le “tabular bells” direttamente nell’intro in “Dicono che” , ultimo brano del disco che racchiude un po’ tutti gli aspetti musicali, sia dal punto di vista melodico, armonico che degli arrangiamenti, così come lo stile delle liriche viene confermato in un discorso uniforme che attraversa delle peculiarità ben precise in tutti i brani, il tutto con grande equilibrio

Comunicato stampa – “Sono qui per te”

Dal 29 Gennaio nei principali stores il primo album di Giovanni Balduzzi in arte “Joba
Sull’ onda del singolo che è uscito nelle radio italiane e presente nelle principali classifiche indipendenti,
“Sono qui per te” rappresenta il primo vero lavoro discografico di Giovanni Balduzzi in arte Joba, estratto
dall’album d’esordio del cantautore Trentino con uscita il 29 Gennaio 2016 su etichetta Music Ahead.
L’intero album è stato interamente scritto da Joba insieme al suo produttore e arrangiatore Giuliano
Boursier.
“Sono qui per te” è il singolo che da il titolo all’album d’esordio di Joba. Questo brano, dalle sfumature classiche ma di
notevole modernità negli arrangiamenti è molto importante perché è dedicato alla musica, o meglio a chi fruisce della
musica, il pubblico. Infatti è grazie a coloro che ascoltano le sue creazioni che l’artista può condividere le proprie
emozioni e farle rivivere in ciascuna persona. Da qui la frase che chiude il brano e riassume in se tutto il significato del
testo che la precede: “Sono qui per te, per suonare lo spartito del tuo cuore”.
Nonostante la gente, i mass media, i fatti che accadono quotidianamente affermino che il nostro mondo sia sempre
più in crisi e sia sempre più difficile viverci, il ritornello di questo brano da un senso di speranza e di coraggio che va
oltre quel senso di pessimismo che aleggia nella nostra civiltà: “Una partita è già persa in partenza se non vuoi provare
a giocare. Non c’è salita più impossibile di quella che non vuoi nemmeno affrontare”.
La sua particolarità sta nel cambio che si percepisce dalla strofa al ritornello. Cambio che si nota soprattutto
nell’intenzione diversa nell’utilizzo della voce da parte di Joba: più soffiata e sofferta nelle strofe dove si evidenziano i
caratteri di una coppia che ormai è arrivata al capolinea e sta insieme soltanto per abitudine; mentre è più energica
nel ritornello, dove la frase “Lasciamoci andare” fa capire quanto possa essere sottile la linea di demarcazione
che separa l’amore dall’abitudine e qualora l’abitudine prenda posto, definitivamente, all’interno di una coppia sia
“Oh Mayday!” indica una precisa richiesta d’aiuto contro un mondo corrotto, inquinato, trasformato, più in negativo
che in positivo, dalla mano dell’uomo. Però anche in questa canzone si accende una luce di speranza.
Speranza che ci è data dagli affetti personali e dalla volontà di quelle persone che si impegnano, anche nel loro
piccolo, a rendere, ogni giorno, il nostro pianeta un posto migliore.
E’ un monito a stare in guardia da quelle persone che stringono amicizia per interesse, oppure da coloro che
presentano evidenti propensioni all’invidia. Infatti questo tipo di amicizie non possono che far risaltare quel
comportamento negativo, che sfocia in un vero e proprio vizio: l’ipocrisia. Ed è proprio il ritornello che si apre con la
parola “ipocrisia”, per sottolineare, in maniera forte ed energica, la sua pericolosità, tanto da farne assumere i
connotati di una vera e propria malattia per chi la pone in essere, ma anche per tutti coloro che ne sono vittime.
E’ un brano dove si mischiano suoni reali e suoni elettronici per dare forza al ritornello facendo passare un messaggio
ben preciso: quello contro la depressione. Infatti la vita è fatta di salite e di discese, ma non per questo, quando le
cose non vanno poi così bene, bisogna abbattersi. Anzi, è proprio nei frangenti più difficili che si devono raccogliere
Il sound da un senso di pace e di serenità. Infatti è una canzone dedicata alla figura materna. Figura fondamentale
nella crescita di ognuno di noi, ma non solo, anche in età adulta. Per questo, come si dice nel ritornello, anche se le
strade della vita porteranno a separarsi fisicamente dagli affetti familiari, in fin dei conti, la pace e la serenità starà nel
fatto che saranno quelli su cui si potrà sempre contare in qualsiasi tipo di circostanza.
La tematica è molto attuale. Infatti si parla di razzismo e dell’ignoranza della gente dettata da stupidi pregiudizi nei
confronti del “diverso”. Come dice il ritornello “Il cielo all’orizzonte è unico, senza diversità”, perchè, effettivamente,
siamo tutti uomini, siamo tutti uguali anche se ci differenziamo per il colore della pelle, o per cultura, o, ancora, per
tradizioni. Se ci pensiamo bene e andassimo in un altro Continente o in un altro Stato potremmo essere visti come
“diversi” e come ci sentiremmo se venissimo accolti come spesso accogliamo noi gli extracomunitari? Da qui, a
rendere l’idea di questo concetto, ecco l’immagine presente nella seconda parte della strofa “Anche se italiano a
“Una sola bugia” è una delle due ballate presenti all’interno dell’album insieme a “Sono qui per te”. In questa canzone
viene trattato il tema dell’amore, ma da una prospettiva completamente diversa: la rabbia a seguito di
una bugia. Il testo tende a sottolineare più volte che una sola bugia è perdonabile, purchè non sia follia e nasconda
un’infedeltà. Ed è proprio per questo che la vera follia starebbe nel fatto di buttare al vento una storia d’amore per un
banale errore dettato dalla natura umana. Infatti, tutta la canzone è incentrata sulla voglia, da parte del partner
caduto in fallo, di recuperare quel rapporto d’amore unico e speciale che sembra esser stato minato a causa, appunto,
di “una sola bugia” (“nelle radici che il tempo ha nutrito per noi non dubitare mai”).
Anche qui il tema è incentrato sull’amore, ma trattato sempre da una prospettiva diversa rispetto alla “classica storia
d’amore”. Infatti qui i protagonisti sono due persone adulte che, a distanza di anni, si rivedono e tra una domanda e
l’altra fanno riaffiorare i loro ricordi più belli: quelli di un’estate al mare, intrisa d’amore puro, ingenuo, adolescenziale.
A un certo punto però uno dei due si accorge che c’è qualcosa che non va nell’altro (“il tuo vestito è un po’ strappato,
cosa c’è?”), ha uno sguardo che non ricorda, di certo, i bei momenti passati insieme negli anni dell’adolescenza e,
probabilmente, colto da un momento di debolezza, o voglia di evadere dai propri problemi personali, questa volta, si
lascia andare ad una passione più matura, una vera e propria passione fisica.

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