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JULIAN MENTE “Frantumi” (autoprodotto,2012)

I Julian Mente sono un’ottima rock band nata nel 2006 e al secondo disco,uscito già da un po’ di tempo,ma che ho scoperto da poco e di cui mi occuperò oggi.

“Frantumi” è un album che alterna dinamiche corpose ad altre più melodiche ed il mix devo dire che è ben riuscito e personale.

“La mia ora” apre il disco con andatura inquieta,in cui le curiose introspezioni del testo (“come te io muoio ancora/forse è giunta la mia ora”) si sposano bene alla chitarra abrasiva di Michelangelo Capodimonti-ma anche ariosa-e alla possente sezione ritmica ;su tutto impera la voce personalissima di Diego Fratini.

“Bocche d’occidente” è un brano teso e nervoso,dalla struttura interessante e inconsueta,in cui trame acide si sposano ad improvvisi squarci sonici e a momenti darkeggianti;il testo è evocativo e visionario (“corpi oscuri si dileguano/nella mente/deformando silenzi/foreste di cemento/decompongono la nostra mente”),e si presta a più interpretazioni.

“Molecole” è un brano ancora più ombroso,in cui una riuscita melodia si innesta in una ritmica corposa (ottimi gli stop and go di Alessio Aristei e Jacopo Minni,rispettivamente basso e batteria) e fa capolino anche il glockenspiel,suonato da Diego;l’introspezione è sempre al centro dell’attenzione nelle liriche,che affondano nella sfera personale.

“Marilùz” è un’inconsueta canzone d’amore scura (“lei passa attraverso di me/abituata al volo libero/il male tesse trame sopra la pelle/è un gioco che non tocca gli occhi”),dal particolare mood dinamico carico di groove e di momenti dark,che sfociano in un potente ritornello (grandissima e lacerante la chitarra);un ottimo brano che evidenzia una volta di più la cura degli arrangiamenti e delle sonorità particolari,una delle caratteristiche fondamentali del quartetto.

La title-track arriva subito dopo,evocativa come non mai,con la band che macina cadenzatissime trame sonore,a metà tra post grunge e stoner evoluto;e anche le parole fendono l’aria,ma con poesia (”causerò il futuro/invece di essere il frutto del passato /che non cambierà” ).

Il glockenspiel riaffiora su “Dentro”,con la sua dolcezza malinconica che solca l’introduzione;la canzone si evolve comunque su territori abbastanza ariosi,anche se sempre caratterizzati da un mood umbratile e da liriche enigmatiche,ma non troppo (”Distesa,sospesa,tu non sai che sei ogni orgasmo”):fa capolino anche una seconda voce,stavolta femminile,che dona un ulteriore tocco di classe alla canzone.

Si prosegue con la cadenzatissima “Neve”,un brano catartico dalle dinamiche caleidoscopiche e cangianti (ora pacate e meditative,ora distorte e rocciose),con liriche che vogliono esorcizzare un dolore interiore con l’inconfondibile  poesia del gruppo (“forse ho soltanto sputato su tutta quella bellezza che….voglio morire,ma ora venga la neve e mi culli a sè”).

Chiude “Arlecchino” e le influenze stoner che facevano capolino qua e là in altri momenti del disco, si fanno più evidenti,grazie a dei riff rocciosi (e appaiono pure degli arpeggi malati con il cuore a Seattle nelle strofe):le parole indagano sempre su ferite personali,con immagini altamente evocative ed assolutamente originali (“contorto,sospeso,il mio respiro/fra i miei demoni “).

Julian Mente:una band davvero superlativa che sa scrivere e suonare dell’ottimo rock non banale,roccioso e melodico,straniante eppure scorrevole….Una rivelazione che lascerà un segno sicuro nella scena rock italiana!

 

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