THE EMERALD LEAVES “The emerald leaves” (jus de balles records)

Nel panorama indipendente italiano,ci sono dei gruppi che meriterebbero molto più di altri,eppure sono ancora relegati nell’underground. Inspiegabilmente.

Gli Emerald Leaves sono una band nata quasi come un supergruppo (difatti i tre membri-Andrea Giommi – voce/basso/Giacomo Governatori – chitarra/Alessandro Gobbi – batteria -hanno fatto parte di solide realtà alternative che avrebbero meritato di più in termini di successo) e dalla comprovata esperienza;ascoltando questo loro lavoro,mi rendo conto di come siano distanti anni luce-ed in positivo-rispetto a tante altre realtà asfittiche della sovraffollata scena di cui parlavo poco fa.

Innanzitutto c’è da dire che fanno un genere che amo molto,un rock psichedelico molto particolare,riletto in chiave attuale e personalissima :ma nella musica degli Emerald c’è anche molto,molto altro.

Prendiamo ad esempio l’inizio-”Lonestar”:le chitarre sono riverberate,tra psichedelia e shoegaze “evoluto”,prima di strizzare l’occhio (anche con la melodia della voce) a ricordi velatamente darkeggianti,e perfino qualche riminiscenza progressiva in un tappeto sognante,di sicuro molto onirico e magnificamente avvolgente.

“The new order I pray to come” continua su sentieri ipnotici,da trip psichedelico,ma con una struttura ben calibrata e allo stesso tempo morbidamente stratificata (complesso il sound di chitarre intrecciate);”The lord” evidenzia nuovamente un mood darkeggiante,riletto alla maniera personale e “straniante” dei nostri,con una melodia davvero centrata.

“They go” presenta un’atmosfera più vicina allo space/kraut (che si evolve a tratti su trame quasi progressive),con qualche ricordo pinkfloydiano (specie nella chitarra) ed è uno dei miei brani preferiti del disco,un vero “viaggio psichedelico” e una delizia per le orecchie!

“Send peace” ha un taglio al passo coi tempi,venata di solcature elettroniche non invadenti ed è una canzone sempre molto eterea e limpida,sognante (con qualche ricordo degli anni ’80);”The emerald leaves” è un brano più diretto e corposo,ma con il mood “onirico” sempre presente,anche se emerge in maniera diversa.

“King Lonestar” è il “viaggio” finale,ma a parte il titolo che rievoca la prima traccia,non c’è molto in comune con “Lonestar”:è una traccia ancora più psichedelica,ma più “viscerale” e potente,con un cantato altamente evocativo (o “invocativo”?).

Un esordio molto bello che mi auguro possa lasciare un segno e che possa portare fortuna alla band,perchè se lo merita davvero:è un album con una sua anima particolare,che fa la differenza ed è ben curato sotto ogni aspetto.

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