A cura di Francesco Lenzi

SIRGAUS “Sofia’s forgotten violin” (Videoradio)

I Sirgaus nascono nel 2011 da un’idea del bassista/compositore Mattia Gossetti con un intento ben preciso:unire la sua passione per il metal con quella per certe trame”sinfoniche”;e ci è riuscito dall’inizio,in quanto ha coinvolto subito nell’avventura musicale l’ottima cantante Sonja Da Col (sua compagna anche nella vita privata) ed in seguito il funambolico chitarrista Massimo Pin( ma nel disco compare anche Lethien,il violinista della power/folk metal band Elvenking,a donare un tocco “classicheggiante”).

“Sofia’s forgotten violin”è un lavoro estremamente affascinante,un particolare concept album dal mood misterioso e sottilmente esoterico:il sound del gruppo,manco a dirlo,è un progressive metal molto personale dai lati melodici e perfino darkeggianti (la band non a caso si definisce “gothic metal”,ed in effetti un certo sentore “oscuro” si respira nella loro musica,anche se trattato in maniera inedita e mai banale).

Il disco si apre con “The Orphan’s letter”,un brano che già definisce le coordinate stilistiche della band:la bella voce di Sonja femminile al centro (e anche quella di Mattia,anch’essa interessante e particolare,che le fa da “contraltare”),la chitarra ultratecnica (ma con”anima”) di Massimo,il gusto per le armonie elaborate e raffinate;un bell’anello di congiunzione tra il metal più sofisticato e il prog sinfonico.

La storia continua con “Sofia’s forgotten diary”,una traccia ancora più dark (i momentanei arpeggi distorti del “Ponte centrale” mescolano ricordi di dark sound e perfino qualche rimembranza psych,prima che il brano torni su sentieri metal),anche se il gusto per la melodia non viene mai messo in secondo piano:la band compone ed esegue partiture complesse,estremamente curate,eppure scorrevoli,mai “difficili” da ascoltare (è anche questo uno dei loro punti di forza!).

Inquietante,ma allo stesso tempo luminosa,”Through the creepers”,in cui c’è un bel dialogo vocale tra Mattia e Sonja:è uno dei miei prezzi preferiti del disco,per la sua particolare melodia che rapisce ed incatena all’ascolto (le malinconie sonore del violino rimangono sullo sfondo,avvolgenti).

“Evening lessons” è una parte molto importante del concept,in quanto la protagonista-Anna-incontra un misterioso violinista e lo segue in misteriosi sotterranei;la vicenda mi riporta alla mente liricamente una storia che amo molto (quella del “fantasma dell’opera”),e la musica sembra tradurre in note l’anima introspettiva e misteriosa delle liriche (a volte struggente,a volte decisamente scura).

“Escape from the mansion”accentua la vena darkeggiante del gruppo,in maniera comunque molto moderna:bellissime le spirali vocali di Sonja,e anche le parti “neoclassiche”e veloci della chitarra (Massimo si rivela uno dei musicisti più originali in questo settore) ,così come l’orchestrazione di sottofondo;”Cellar” è una ballata scurissima,avvolta da arpeggi sepolcrali (e da un tocco di blues)…..è la quintessenza del dark sound rivisto attraverso gli occhi di una band moderna!

“Desert city”torna su sentieri gothic prog,ed è una traccia ottimamente strutturata,in cui le varie anime della band si compenetrano perfettamente:bellissima la fuga dal sapore orientale nella parte “Centrale”della canzone (ed il finale è una coda ombrosa,affidata allo spleen del violino e dei synth).

Con “believe in you” si tira il fiato per un attimo:difatti il brano punta ancora di più sulla luminosità e sulla melodia (torna anche il dialogo voce femminile/maschile);è un perfetto esempio di alternative rock dal gusto “progressivo”,che potrebbe perfino essere il potenziale singolo trainante dell’album,in quanto riassume bene le caratteristiche salienti del gruppo in maniera più “solare “del solito.

Su “Sofia’s returns” ritorna il connubio tra introspezione e melodia,tra corposità hard e belle svisate “orchestrali”;”Real Angel” invece sfoga tutto l’amore della band per il progressive,ovviamente strutturato in una maniera del tutto personale e mai leziosa,in cui si ritrovano anche le consuete spezie darkeggianti (la prima parte è appannaggio di Sonja vocalmente,la seconda di Mattia,prima che arrivi l’assolo chitarristico,arioso e di alta caratura tecnica).

Il finale è luminoso ed emozionale:è “sofia’s memories”,un altro brano rock più classico e morbido,che chiude degnamente l’album con la bella voce di Sonja e dei bei arpeggi chitarristici:è un lieto fine ed io….amo il lieto fine (anche se un certo sentore dark riaffiora proprio nel finale,a donare un tocco di mistero)! Quindi….non posso che essere soddisfatto!

Un bellissimo album da ascoltare e riascoltare per apprenderne appieno la sua affascinante costruzione:d’altronde,poi,io sono sempre stato affascinato dai concept album….e poi qui è tutto al proprio posto,tutta la band fa il suo lavoro ottimamente,tutti ottimi musicisti,ed anche le due belle voci sono eccellenti e personali….la tecnica c’è,e si sente,ma non stanca mai e non è mai fine a sé stessa,è tutto al servizio delle canzoni (e,quindi,delle emozioni) e del concept stesso (che,alla fine,in base a tutto ciò,acquista un ulteriore valore “catartico”).

Sono sicuro che la strada per il successo internazionale è vicina,data l’enorme qualità della loro musica. Dateci dentro Sirgaus,io sono con voi!

 

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