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Eccoci davanti a un’Arisa ormai senza occhiali in questo Festival di Sanremo 2014.
Niente di rivoluzionario, tuttavia un arrangiamento gradevole, ben tessuto, un’esecuzione scolastica, ma ben riuscita.
Una bella linea melodica, seppur vagamente stantìa in un universo sanremese retrò da cui non sembra ci si distacchi mai.
Spesso siamo fermi agli anni 40 e il più delle volte non è una citazione, ma un blocco di mentalità.
Senza lode e senza infamia.
Passiamo a Controvento , arrangiamento sicuramente classicheggiante, ma più interessante, incisivo, pregno di piccoli contrappunti ben organizzati con influenze di elettronica moderna.
Tuttavia “Controvento” fa venire in mento il brano omonimo di Malika Ayane, anche se si tratta di una similitudine solo riguardo al titolo.
Interessanti gli intermezzi di clarinetto e pizzicato che danno un po’ di respiro all’ascolto, fatto di parti armoniche diversificate.
Un brano sicuramente più d’impatto rispetto al primo.
I testi li sento sempre “scolastici” sia nel primo che nel secondo caso.
Il “non credo nei miracoli” ci ricorda fin troppo i tempi di Laura Bono.

 

 

 

 

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