LEO FRIBERG “Road to Holiyes” (autoproduzione)

Ci sono dei musicisti che seppur lontani dalle luci della fama e dai riflettori,producono grande musica,di alto spessore artistico,in grado di rimanere nel tempo ed emozionarti sempre,ascolto dopo ascolto.

Leo Friberg è uno di questi musicisti ed una grande scoperta della rete (per quel che mi riguarda):la dimostrazione che talvolta i social network servono a qualcosa;difatti non ci crederete mai,ma sono in contatto con questo mio coetaneo dai tempi gloriosi di myspace!

Ricordi personali a parte,questo suo “Road to Holiyes” è un disco altamente toccante,dotato di una sua poesia:Leo canta e suona la chitarra acustica e  il liuto,oltre a comporre il tutto,accompagnato dal padre Bert al violino e dal fratello Niklas,anch’egli alla chitarra ed è anche il produttore del lavoro).

Musicalmente l’album si muove su territori di progressive folk,con qualche riminiscenza tradizionale in grado però di soddisfare anche gli amanti della nuova scena acustica (i fan di Bon Iver e Six Organs of Admittance,per esempio),per la sua capacità di sintetizzare in maniera personale e con enfasi,momenti rarefatti e perfino commoventi.

“Father” è una breve introduzione malinconica che sembra provenire da tempi lontani,con il violino di Bert in evidenza;la title-track arriva subito dopo ed è velatamente classicheggiante,con il sapore folk ancora più accentuato (e perfino qualche riminiscenza Barrettiana nell’attitudine compositiva “diretta”).

Con “Alone” torniamo su sentieri malinconici e carichi di poetico spleen;la sincerità e l’introspezione vanno di pari passo,e sono palpabili (il tutto si riflette in una registrazione live e bellissima,proprio perchè priva di orpelli e di sovrastrutture:tutto è ridotto all’osso,ma è allo stesso tempo ricco,e non solo di sfumature).

“Guided by the wind” non sfigurerebbe in un album prog folk dei ’70,per la sua andatura fiabesca e tipicamente acustica,con un violino che scava a fondo nell’animo;”Some call it forest” continua su queste atmosfere,ma in maniera più umbratile,con qualche influenza “irish” in più (mood questo che riaffiora di tanto in tanto nella musica di Leo).

“Bucharest” è strumentale e sembra provenire da una vecchia colonna sonora e l’andatura “scura” dei precedenti brani viene notevolmente accentuata,così come il taglio malinconico;”Bridal ballad” è un brano più luminoso,in cui riaffiorano ricordi personali nel cantato sognante.

“Far from the trees” è una canzone bucolica,dotata di un suo romanticismo,e con un cantato melodico molto interessante,con qualche influenza anni ’60 (vengono in mente i Nirvana psichedelici inglesi-quelli di “Rainbow chaser”,non la grunge band omonima-così come Donovan o la Incredible String Band più meditabonda,come probabili influenze);”First flower” è una ballata solare e rilassata dai tratti vintage e color pastello.

Le cadenze “irish” si ritrovano sulla riuscita “Forest”,forse uno dei miei brani preferiti tra quelli strumentali dell’album,con una melodia che incatena il cuore dell’ascoltatore alle casse,come un incantesimo;”I only have dreams” è un altro tassello sognante ,con un incantevole arpeggio acustico di contorno.

“Morning paper blues” è un brano che evoca esattamente ciò che il titolo promette,l’introduzione ad una giornata solare,anche se non si tratta di un blues vero e proprio,ma di una folk ballad.

Le ultime due tracce sembrano speculari:la prima-”Shadows”-è ombrosa e rilassata,meditabonda nel suo incedere (è la mia canzone preferita tra quelle cantate,e in assoluto il momento “topico” del disco,per me) e fa capolino perfino una suadente e scintillante chitarra elettrica e decisamente rock, che dona un tocco “indie “ ed insolitamente “alternative” al tutto.

“Sun”,al contrario,è un brano solare e svagato,dall’andatura curiosamente “stop and go”,in piacevole contrasto con il precedente ed è una traccia rurale,quasi campestre,in cui il folk di Leo presenta perfino qualche riminiscenza country a tratti.

Un’ottima autoproduzione,resa ancora più affascinante dalla registrazione in presa diretta:questo disco è uno degli album più emozionanti e “sinceri” che mi sia capitato di ascoltare quest’anno,proprio perchè è una fotografia reale dell’anima del musicista che l’ha composto e suonato….Leo,lo ribadisco,è un grande cantautore e gli auguro grandissimo successo,perchè le sue canzoni meritano veramente e rimangono davvero nel cuore degli ascoltatori,vengono dritte dal cuore e al cuore dell’ascoltatore sono dirette ….Sono sicuro che questo è solo l’inizio di una luminosa carriera musicale…..Consigliato a chi cerca emozioni vere in fatto di musica,così come a chi piace quel ricco sapore “oldie” che fa sempre la sua bella figura,a mio avviso!

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