MATTEO CINCOPAN”Fantascienza”
Tempo fa vi avevo detto durante una delle mie recensioni notturne,che la scena rock italiana -anche a livello”cantautorale”-sta rinascendo ed in maniera vigorosa.
Bene,il disco di cui vi parlerò oggi conferma questa mia teoria che poi tanta teoria non è,ma pura realtà;anche se parlare di”cantautorato”qui è estremamente riduttivo(il perchè lo spiegherò righe più avanti).
Matteo Cincopan è uno di questi nuovi cantautori rock di cui parlavo poco fa,e nulla è lasciato al caso nella sua musica;anche perchè lui è un personaggio di grande esperienza.
Dopo aver suonato nei Poets,band ispirata ai sixties e nei Guidos,Matteo si è messo in proprio e “Fantascienza”è il suo secondo album e come il primo è una sorta di concept(anche alcuni personaggi presenti nell’esordio solista,riaffiorano in episodi di questo nuovo lavoro).
Questo disco è molto particolare e interessante ed inoltre si discosta da altri esempi di”nuovo cantautorato rock” che citavamo all’inizio;perchè se è vero che Cincopan scrive e canta tutto il suo materiale(e non solo!Suona quasi tutti gli strumenti:chitarra,basso,moog e ogni sorta di tastiera,percussioni…mentre la batteria è affidata a Stefano Vaccari),è anche vero che questo è un ottimo esempio di rock psichedelico-progressivo cantato in italiano,in maniera originale,come non si ascoltava da tempo(ed anche il titolo,come avrete capito,è tutto un programma).
“Giano”apre il disco con scintillanti chitarre acide e ritmiche nervose solcate dal moog;è un puro trip psichedelico dai risvolti progressivi(come accennavamo poco fa)e anche il testo riflette questa attitudine:”l’alba nasce come una nuova idea/separando il tempo fermo sulle scale(…)quello che sentiamo e non sappiamo dire/scava nelle menti senza mai fermarsi/lucido delirio sale dall’abisso/da una gola piena di parole nuove/alte mura e dietro ancora l’illusione/di trovare una nuova direzione”.
Un incipit che promette bene e ottima introduzione al disco:rimandi vintage,ma allo stesso tempo stesi tra presente e futuro…..ed il viaggio ha così inizio.
“Andromeda”è una ballad lisergica,che miscela memorie”british”di altri tempi ad un’attitudine personalissima:tra sentieri chitarristici ombrosi e “barrettiani”e tenui tastiere,si prosegue su sentieri visionari e fantascientifici,con gli echi e i riverberi che donano quel tocco”interstellare”.
Anche le liriche sono esplicative e significative e si sposano meravigliosamente e coerentemente con la musica:”Parole che volano per chi vuol sentire/messaggi nascosti nei numeri/barriere di carta per chi sta cercando di fare più grande l’immagine/un cielo notturno,milioni di stelle,la voce che rompe le tenebre/la danza di specchi che sull’orizzonte/riflettono pensieri immobili/ma Andromeda tace”.
“Dottor Morbius”è il ritratto del personaggio principale dell’opera(“sono passato da quella porta/attraversando sentieri di specchi/deformazione della materia/ho visto me stesso nell’universo/che scomparivo inghiottito dal buio”):il brano ha un insolito incedere,tra ariosi passaggi melodici(ma mai scontati) e bei momenti quasi in odore di jam progressiva.
I reverse chitarristici e spaziali che si stagliano nel sincopato funk della seconda parte,ci portano nuovamente in terreno psichedelico,rivisto però con un’ottica completamente nuova e personale(prima di ritornare al ritornello).
Finale quasi blueseggiante,che trasforma le strofe quasi jazzate dell’inizio,su una trasfigurazione sonora più”espansa”:e così si chiude il pezzo.
“Le crisalidi”è un’ottima ballata essenzialmente dominata dall’acustica,con un certo romanticismo di fondo e la particolare poetica psichedelica di Cincopan sempre al centro dell’introspezione lirica(“secoli di sonno sotto cieli alieni/aspettando l’alba di un altro domani/parole come mani mi scorrono addosso/e mille schiaffi d’aria,sagome sconosciute”);il ritornello si trasforma,però, ed è pervaso da elettricità(anche se mai sopra le righe)e ci riporta ad un mood che ricorda certe atmosfere settantiane alla”ziggy stardust”.
Ottimo anche l’assolo chitarristico,melodico ed essenziale,”cantabile”…..un altro eccellente tassello,non c’è che dire….
Il viaggio si fa ancora più spericolato e fascinoso con”La deriva di Alpha”,completamente strumentale:la psichedelia torna prepotentemente al centro dell’attenzione,tra le spirali di feedback chitarristico iniziale ed arpeggi lunari,notturni.
Grandioso il lavoro della 6 corde,che disegna scenari-appunto-fantascientifici rasentando la perfezione sonora;il wha wha ,gli echi e i riverberi sono cristallini,liquidi,eccellenti ed è come se fossimo catapultati in una jamsession inedita all’UFO club di Londra nel periodo 1967-68.
Davvero eccellente questa traccia,fluida e scorrevole,avvolgente….
Inquietante è il mood di”Psicopolizia”:ma il ritornello è irresistibilmente melodico,ed è un contrasto piacevole con le immagini forti del testo(“la mia non è una forma di pazzia/l’uno dell’altro malattia/occhi di vetro per vederci meglio/liberi dai dubbi dello spazio curvo”).
SI ritorna ad un’atmosfera più distesa,almeno musicalmente,su”Plastica fantastica”;l’ossatura della canzone è disegnata da tenui chitarre acustiche,con la melodia sempre al centro dell’universo sonoro,mentre il testo s’interroga su curiose inquietudini esistenziali,ma senza essere pedante(“colpevoli/non vorremmo mai vedere/cosa si nasconde dietro l’altra parte del confine/se dopo aver passato il muro,ci si ferma o c’è un futuro….”).
E anche l’alienazione viene narrata con poesia e con metafore decisamente riuscite,con più livelli di lettura(“lentamente diventiamo estranei/e per me sei già plastica fantastica”)
Ottima la slide dal sapore seventies che fa capolino verso metà brano.
Su”Sigmund”ritorna l’atmosfera da jam psichedelica vintage,però dirottata sulla forma”canzone”:ed il connubio è decisamente riuscito.
Perfino il testo,complesso e affascinante,è perfettamente incastrato e non risulta mai meccanico(“vita dentro una sacca di vuoto/l’esperimento è partito,non si controlla la corsa,non si conosce la meta/piccoli pezzi di storia illusi di ricoprire la parte del primo attore/mentre già scende la notte”);finale notturno e floydiano,solcato da un hammond ombroso,con la 6 corde di Matteo sempre in evidenza.
“Eclissi”chiude il disco,con un dialogo progressivo tra le chitarre distorte e il fender rhodes;e la voce,lievemente filtrata,riassume i sentimenti”spaziali”nel brano e del disco stesso:”solo stupide parole che non riescono a riempire/uno spazio troppo grande dove risuona solo un eco/e ogni attimo che passa si avvicina al suo nirvana/abbracciando l’universo con le sue dita sottili”.
Il ritornello vede ritornare la melodia accattivante……ed anche questa è una caratteristica fondamentale del disco,che “sintetizza” in maniera perfetta sensazioni ed umori,senza perdersi mai in prolissità.
Un bellissimo disco,che conferma il ritorno della psichedelia anche in Italia,vista da un’ottica nuova e interessante:senza discostarsi mai dalla canzone,Cincopan crea delle storie affascinanti e godibili,che ci portano in un’altra dimensione.
Anche l’uso del concept è espresso in una maniera diversa da come lo conosciamo solitamente(e dal passato);e siamo sicuri che anche questo giochi a suo favore.
Dunque complimenti Matteo:siamo convinti che quello che stai facendo è ottimo e potrebbe trovare molti sostenitori,probabilmente anche all’estero…….
Per tutti gli amanti delle sonorità”lunari”e psichedeliche,ma anche per chi ama la canzone d’autore originale e mai ripetitiva,questo è il disco che vi serve:fidatevi,non ve ne pentirete.
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