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Il “capo” di tutta la faccenda? Daniele Grasso.
Ho avuto il piacere di conoscerlo di persona a un seminario di discografici a Simeri, in calabria, nel 2009. All’epoca ero un emergente anche io con il progetto “Biluè”, che ora è morto da tempo in favore di questo portale Audiofollia.
Dopodiché, qualche anno dopo, ho appreso fosse il produttore di un cantautore che ho sempre amato e che seguo tuttora, visto dal vivo anche qualche volta, ovvero: Diego Mancino, di cui tra l’altro ho ascoltato e riascoltato tutti i dischi.
Diciamo subito che Daniele Grasso, produttore ed ingegnere del suono, attraverso il suo studio The Cave, vanta collaborazioni anche con gli Afterhours, Cesare Basile, Hugo Race, Greg Dulli, Roberto Dell’Era, Waines, John Parish e moltissimi altri.
Figura molto importante all’interno del progetto è anche Andrea Soggiu, cofondatore, si potrebbe dire.
In questa recensione vi parleremo sia di  ‘Na storia (2014) è un disco d’esordio per questo progetto, un disco che attraversa sonorità anni Settanta, miscelando sapientemente blues e Sicilia e sia di FolkBluesTechno’n’Roll (2016) , accennando ai brani che ci hanno più entusiasmato sia dell’uno che dell’altro album.
Per chi è siciliano come me, il disco rappresenta senz’altro una goduria in più.
Non tutti i brani sono cantati in dialetto, ad esempio fa eccezione “l’ultimo domani”.
Chi sono i musicisti che compongono la band?
Stiamo parlando di Peppe Thunder Scalia ai fusti, vanta più di dieci anni sulla scena nazionale, Vanessa Goldie Pappalardo di cui possiamo gustare la bellissima ed avvolgente voce in inglese e siciliano.
Nel corso dei due album, lievi influenze elettroniche che si fondono al blues, al folk e al rock più classico, qualche sperimentazione rumorista qua e là.
Davvero iconica la canzone “Cantu e Cuntu“, con chiari riferimenti all’artista Rosa Balistreri, dove tutto si tinge di antico, oscuro, popolare, ancestrale.
Ritornano le sperimentazioni “ambient”, i rumori di una fiera, probabilmente ripresa davvero sul posto…’A fera e in questa danza pseudo-popolare le chitarre trasudano blues da ogni battuta. Il tutto però ha stranamente un sapore quasi jungle, garage, urban, per intenderci. Il tutto praticamente strumentale.
Per dire, paradossalmente, pur avendo influenze “antiche”, un ragazzino potrebbe benissimo rapparci sopra. Bizzarro, non trovate?
“Nananà” mi ha fatto pensare contemporaneamente a tente cose: abbiamo parlato di urban, hip hop e per quanto possa sembrare azzardato, l’intro del brano riconduce subito a un beat-box, ma tutto cambia improvvisamente: un ritmo “swing train?” con tanto di scacciapensieri, armonica e quella immancabile vena blues. 
‘U Pullman Pa Germania mi convince sempre di più del retrogusto hip hop di questo disco, stavolta questo old school rap / blues / folk / noise…quasi in un tripudio scapestrato e (satanico?) quasi in stile “Paura e delirio a…Francoforte”.
O Francofonte? I siciliani capiranno.
Finale intimo con “Dimmi unni si” : chitarra da spiaggia, armonica, suoni ambientali, bonghi. Sirene in lontananza.
Una Sicilia suggestiva che, come in un sogno, si trasforma in ambientazioni d’Oltreoceano.

Se volete ascoltare l’album, eccolo qui:
https://soundcloud.com/niggaradio/sets

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