SERAZZI & LA CUCINA “a’ la carte” (Volume!records)

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Il disco di cui vi parlerò oggi,è un album molto particolare e raffinato;Paolo Serazzi-per chi non lo conoscesse- è un tastierista/compositore dal grande curriculum artistico,e questo suo album è una sorta di viaggio interiore verso la musica che egli ama.

Tante sono le storie raccontate qua:il menu citato nel titolo e nel nome del gruppo è solo un pretesto per 11 storie d’autore,che indagano sull’attualità e sulla sfera personale con un profumo di altri tempi,dalle venature jazzate,ma non solo.

“Come una rumba” apre le danze con la sua atmosfera cubana e “vintage”:è tutto perfetto,a partire dalla band e dalla voce…La composizione,di gran classe,e già anticipa cosa verrà dopo;si parla di tematiche personali con originalità (“ho steso i miei sogni/ad asciugarsi dall’umidità/chi mi tiene in trappola e muove i fili miei,ma sparisce non appena un pianoforte si scatena”)…è una visione particolare in cui ogni musicista può ritrovarsi,ma tutti possono inviduarci una propria interpretazione.

“Con un salto” è una canzone più visonaria e notturna,ispirata a “La distanza della luna” di Italo Calvino;Serazzi e la band sono in grande spolvero,stilisticamente vicini a Conte e Capossela,forse anche per via della musica,che affonda le radici nel cuore del jazz e dello swing dal cuore retrò….

“Il silenzio in noi” è un brano dall’andatura solare,da siesta, eppure con un tocco di lieve spleen,che si riflette soprattutto nelle liriche,molto introspettive (“e vola in un silenzio splendido/sopra montagne di inutilità/ascolta il canto che c’è in lei”) e ricche di visioni poetiche.

“Balkan” è trascinante e-fedelmente al titolo-influenzata dalla musica balcanica:è vera festa,anche per i cuori che apparentemente vogliono stare distanti (“noi due ci teniamo a distanza/però i nostri cuori già ballano una danza/si sa,i cuori son zingari”);il sorriso sulle labbra non manca,ed è così anche nella sofisticata “Finalmente”,in cui l’ironia è al centro dell’attenzione,ma sempre trattata con gusto ed eleganza (“qui posteggiavano in quadrupla fila/ora c’è un lago,si va in pedalò/campi di fragole in mezzo all’asfalto/e questa non è pubblicità”),un modo per sdrammatizzare un quadro odierno straniante (e comunque le chiavi di lettura sono ancora una volta molteplici).

Tornano le atmosfere riflessive e suadenti su “mundo mejor”,che è una canzone d’amore dal piglio inedito,con il pianoforte in evidenza (e la voce particolare di Paolo fa il resto);ma non di sole atmosfere vintage vive il disco,ed ecco arrivare “se ritorno qui”,un brano più moderno e funkeggiante,adornato da una chitarra liquida e da una sezione ritmica ficcante,oltre che da un organo fiammeggiante e da fiati irresistibili:il testo è un invito a riscoprire la semplicità e i sentimenti veri (emblematica la prima frase“ho visto città dove gli uomini ascoltano il fiume/e scambiano pietre preziose per una poesia”),contro le incomprensioni di questo mondo frenetico,che va sinceramente troppo veloce.

Come spiegano le note di copertina,”Io e il mio amico Attilio”,è una canzone sull’amicizia dall’atmosfera sudamericana,pura armonia solare dominata dalla chitarra acustica e dal piano,oltre che dalla voce-sempre molto interessante-del protagonista;”Laundrette soap” sembra uscire da un film degli anni ’30,con la sua andatura da club fumoso old-style…Ma il testo è attualissimo,anzi,parafrasando le stesse parole, “affonda il coltello” in piaghe che riguardano l’attualità (“l’occasione era di quelle d’oro/potevi dire il mio lavoro è questo qua/”futuro”faceva rima con “sicuro”/non certo con “siluro” e non con “flessibilità”).

“Il portiere fosco” è un’altra storia a cui non si può resistere,e pare davvero di vederlo questo curioso personaggio che il nostro Paolo descrive con ironia e gusto;”Nove ore” è la conclusione,un inno al meritato riposo (“file di formiche/chi produce di più/pillole nemiche/del nostro menù”),un perfetto antidoto alla fretta e alla mancanza di sogni di questi voraci tempi moderni (E si ricollega idealmente quindi all’argomento trattato poche canzoni fa;musicalmente si torna sui meandri di un funk “caliente” che fa balzare dalla sedia).

Davvero un ottimo disco per un altrettanto eccellente cantautore che con passione e grazia canta di storie attuali,mischiando innata musicalità e liriche contemporanee:il tutto con originalità,gettando un ponte musicale tra passato e presente,in maniera decisamente riuscita!

 

 

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