Recensione (onesta) del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi

Sicuramente è un’opera con tantissimi pregi, ma a mio personalissimo parere, anche altrettanti difetti.

Ambientazione d’epoca strepitosa e credibile, sia dal punto di vista della color correction, pur essendo una pellicola in bianco e nero, sembra davvero di vedere un film neo realista, credibilissimo.

Tutto sommato, per quanto l’operazione commerciale sia riuscitissima, si vede troppo che stiamo parlando di un’opera prima.

Le forzature sono fin troppe: momenti spacciati per simbolici, ma che disturbano lo spettatore.

Ad esempio: la violenza come fosse un musical, il momento idilliaco con lo spasimante e i denti sporchi di cioccolata, lei che che canta con le labbra serrate durante le votazioni.

Tutti momenti estremamente artificiosi, per non parlare dell’americano che fa esplodere il bar.

Ma che davero? Ma se non sapeva intendersi nemmeno perché non conosceva l’inglese, come ha fatto a spiegargli la situazione e convincerlo?

Le musiche fuori epoca, ok le vogliamo giustificare simbolicamente perché vogliono dipingere come moderna la protagonista, ma distraggono lo spettatore e ti catapultano fuori dal contesto.

Ora, prendete un film di Tornatore, ti mostra uno spaccato d’epoca in maniera assolutamente imparziale, dandoti mille sfaccettature di ogni personaggio.

Tutto è credibile e reale, non ti chiedi se l’autore sia un uomo o una donna perché ognuno ha i suoi lati d’ombre, virtù e miserie.

Qui è fin troppo evidente e forzato che la penna sia smaccatamente femminile.
I personaggi sono stereotipati, privi di profondità.
Per la maggior parte del film, solo le donne sono delle eroine (a parte qualche pettegola di paese), gli uomini dei mostri, persino i bambini che chiedono se possono prendere la stanza del nonno appena morto.

Solo chi è minimamente “utile” alla protagonista ne esce appena decente: lo spasimante che la fa sognare, ma che non viene minimamente cagato perché ovviamente vale più il suo voto che l’uomo che la corteggia, ci mancherebbe.

E l’americano “amico”.
Che vabbè, è nero, quindi fa simpatia e politically correct, come uomo positivo si può anche accettare.

Insomma, apprezzo Paola Cortellesi come attrice, le musiche di Lele Marchitelli, fotografia spettacolare, ma come regista sicuramente può dare di più.

L’idea di fondo è bellissima, con tantissimo potenziale, un’opera sicuramente molto apprezzabile nel complesso, ma forse sopravvalutata, vuoi per il tema smaccatamente femminista fortemente sentito in questo periodo.

Per molti versi ha molti aspetti di scrittura molto fragili, tutto è fin troppo evidente, facile, didascalico, dove il messaggio è fin troppo palese sin dai primi secondi del film e non lascia nulla all’immaginazione.

Personalmente darei un 10 per l’ambientazione, 10 per le musiche, 10 per la fotografia, 8 per la recitazione, 7 per l’idea, ma 4 per la scrittura, per la sceneggiatura e la delineazione dei personaggi.

E voi che ne pensate?

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