Epidemic Records Assurd Records Eastrain Records Heasdfirst Records

Recensione di Cecil T.

discomfort

Dalla collaborazione tra le etichette italiane Assurd Records e Epidemic Records, la francese Eastrain Records e l’americana Headfirdt Records è nato uno split su vinile dei Disconfort, band angloitaliana e degli statunitendi False Light.
Lo split si apre con i tre brani dei Disconfort e subito son ben definite la natura dell’opera delle scelte compositive.
Hardcore Punk profondo, molto violento, volutamente provocatorio e dissacrante.
“Gutted” e “Submission” creano un’atmosfera oscura che esplode nella potentissima “Worthless”.
Le restanti sette tracce sono dei False Light; in “End Justify”,  “Gas Bath” e “Forfeited Mercy” esplode tutta la rabbia creativa del complesso della Carolina del sud, Tyler Hall contrappunta la vocalità di Patrick Thomas, creando sonorità pesanti, potenti e molto incisive.
In “Binds Me”, “Eternal Angel” e “Joy”, sono i riffs di Brian Parker e Issy Veroumas a colorare ombre e stanze buie.
Bello il dialogo tra batteria e chitarra in “Hang”, crea un tessuto ritmico/motivico che genera tensione per tutto il brano.
E’ un piacere rendersi conto che gli addetti ai lavoro dei generi di nicchia, lontani dal mercato discografico, sono operativi, con fatica e impegno creano e producono, diffondono un linguaggio musicale alternativo che, in continua evoluzione, per nulla si omologa.
A proposito di questo Split, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Gab, della Epidemic Records, vero e proprio punto di riferimento, sia come produttore che come musicista, dell’Hardcore Punk e, più in generale, del mondo underground italiano.

1. Cosa ne pensi in generale dello Split come tipo di produzione?
Ottime band (anche live), artwork molto curato, registrazioni di alto livello: nel 2016 fare un disco DIY non significa rinunciare alla qualità, bensì raggiungerla coi propri mezzi, il proprio ingegno e il proprio impegno.

2. Perché unire queste due formazioni? Sono complementari?
Musicalmente direi che possono condividere una fan base piuttosto consistente, essendo band dedite ad un genere abbastanza circoscritto e tutto sommato dalle sonorità abbastanza simili, con le varie distinzioni del caso, ovviamente; umanamente parlando, per come mi è stata descritta l’esperienza del tour negli Stati Uniti insieme lo scorso Agosto, le due formazioni sono risultate essere molto affiatate. Si divertiranno anche a Gennaio, qui in Europa!

3. Quali punti in comune e quali differenze hanno?
Sono entrambe band che sanno come spingere un genere come l’hardcore / powerviolence oltre i limiti in termini di velocità e “pesantezza” del suono. Il che non significa per forza di cose “tirare fino a strappare”, bensì avere padronanza del genere che si suona e sapere come renderlo ancora più estremo. Anche la componente “oscura” nelle sonorità delle due band è sicuramente un filo conduttore che attraversa tutto il disco.
Come differenze invece, trovo solo quelle circoscritte ai dettagli nelle scelte stilistiche. I False Light sembrano apprezzare di più i blast-beat  e le cavalcate, elementi tipici del grindcore più classico, mentre i Discomfort oltre ad estremizzare ulteriormente le parti più veloci, sanno come attingere anche a sonorità sludge e alle influenze derivanti da band che in passato hanno saputo unire elementi hardcore punk al black metal. Questo per fare un esempio. Ad un orecchio poco allenato le differenze possono sembrare minime, se non inesistenti, ma chi conosce i generi citati sicuramente le noterà.

4. Come ha accolto questo progetto la comunità metal italiana?

Le band hanno forti radici nella scena hardcore punk, ma per ovvie ragioni stilistiche questo disco strizza l’occhio (e non poco) ai metallari, i quali sono sempre molto attenti a notare le band in grado di proporre qualcosa di qualità.
Penso che il disco possa essere in grado di soddisfare chiunque cerchi musica estrema, da sparare a mille decibel quando la si ascolta. In Italia sono già uscite diverse recensioni positive del disco e le webzine più “metal-oriented”, solitamente molto severe e castigate nel esprimere giudizi positivi, si sono sbilanciate a favore dello split, il che ci rende decisamente entusiasti.

5. L’esperienza ha maturato i Discomfort?Possiamo ormai considerarli di respiro internazionale e non più un gruppo in cerca di affermazione?
Assolutamente sì. Hanno alle spalle tante date, tour in Europa, e attualmente possono vantare non uno, ben due tour negli Stati Uniti. Non so quante band in Italia possano fare lo stesso. Il bello per loro deve ancora venire e sono certo che con questo disco saranno in grado di prendersi ulteriori soddisfazioni.

6. Passiamo ai False Light, raccontaci qualcosa di più approfondito. 
Quando si vive a migliaia di kilometri di distanza, ci si deve affidare unicamente a internet per conoscersi. I False Light si sono sempre dimostrati estremamente rispettosi, educati e collaborativi. Sono stati mesi intensi quelli di preparazione. Le comunicazioni coinvolgevano tutti: non solo Epidemic Records, ma anche Assurd Records (nella persona di Alessio), Headfirst Records (con John, negli Stati Uniti, il quale già conosceva i False Light) e Antoine di Eastrain Records, oltre alle band ovviamente. Anche nei momenti degli imprevisti, sia i False Light che i Discomfort si sono sempre dimostrati comprensivi e collaborativi, il che ci ha spinto a dare il massimo per risolvere gli imprevisti di cui sopra. Penso che quando si collabora su un disco senza badare troppo alle distinzioni band / etichetta, ma si crea una sinergia  tra tutti gli attori in gioco, il risultato non possa che essere più soddisfacente, sentito e riuscito.
A Gennaio i False Light saranno in Europa con i Discomfort. Non vedo l’ora di conoscere di persona questi ragazzi della South Carolina che ho subito sentito come amici, prima che che come band con la quale collaborare.

7. I False Light hanno curato moltissimo gli arrangiamenti, è una caratteristica che si nota subito, a scapito dell’istintività?
Penso che in realtà entrambe le band abbiano lavorato bene sul songwriting, cosa che può sembrare strana a chi non conosce queste sonorità. In realtà per fare musica estrema non basta fare casino a mille all’ora per fare un pezzo che spacchi. Anzi, la potenza a volte risulta vincolante nelle scelte e bisogna sapere come disporre gli elementi di una canzone per renderla coinvolgente.
Hanno entrambe diversi modi di arrangiare i pezzi, anche sfruttando i diversi approcci dei musicisti coinvolti. Credo che in entrambi i casi sia mantenuta una certa istintività. Penso che dal vivo questo elemento riesca comunque ad esprimersi meglio che su disco. Certi generi, per quanto possano essere curati su disco, ritrovano la loro migliore espressione nella prova live.

8. Politicamente sono schierati? La loro musica sembra molto antagonista, o é un’impressione?
Sono entrambe band con una coscienza politica radicata e chiaramente antifasciste, come d’altronde sono tutte le etichette coinvolte nell’uscita. Certi discorsi e certe sparate discriminatorie non dovrebbero trovare spazio in generale nella nostra società, soprattutto nel 2016. Chi suona in una certa scena deve prendersi cura di essa e fare in modo che – almeno lì – non ci possa essere spazio per simpatie fasciste o naziste.

9. La sezione ritmica la fa da padrone, crea la sonorità, contrappunta la voce, caratterizza ogni brano, il predominio delle chitarre sta tramontando? o è una scelta stilistica ben precisa.

Sicuramente sono sonorità che chiedono tanto alla batteria, penso sia inevitabile che essa passi dall’essere un tappeto ritmico a vera e propria voce nel coro che costituisce i brani.

10. Bella la copertina dello split, ci racconti qualcosa al riguardo?
L’artwork è stato curato da Ethan Lee McCarthy dei Primitive Man, mentre i loghi sono stati disegnati da Servadio. Essendo il biglietto da visita di un disco, la copertina è fondamentale. Credo che questa catturi perfettamente lo spirito del disco.

11. L’ambiente metal italiano, in che fase è?
Mi ritengo più attento alla scena hardcore punk che a quella metal, il mio giudizio potrebbe essere falsato da questo; tuttavia mi sento di dire che in generale nell’underground in Italia ci siano ottime band e ottime realtà. Purtroppo pare non ci sia un numero adeguato di spazi per suonare, stampa cartacea e web di settore, possibilità di promozione, e via dicendo, in grado di allargare il pubblico e consentire a queste band di emergere di più dalla nicchia, come già succede in altri Paesi, come ad esempio la Germania o la Gran Bretagna.
Detto questo, ci sono diverse eccellenze in tutti gli ambiti dell’underground che possono confermare che lavorare duramente porta spesso i frutti sperati.

12. Da produttore, c’è da ben sperare per il futuro?
Voglio essere ottimista, per cui risponderò di sì. I cambiamenti positivi arrivano sempre, magari a fatica, magari in ritardo. Ma sono sicuro che in futuro ci sarà un ritorno di interesse nelle proposte culturali e musicali underground.
Colgo l’occasione per ringraziarvi per l’intervista e per ringraziare Alessio di Assurd Records, John di Headfirst! Records, Antoine di Eastrain Records e ovviamente Discomfort e False Light per questa bella uscita discografica che condividiamo insieme.

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