THE CRYSTAL BRICKS “Lies”
I Crystal Bricks provengono da Padova, dove si sono formati alla fine del 2010 (la formazione è composta da: Neko-voce, chitarre,tastiera; Alessandro Cagnina-chitarre, armonica,voce; Marcello Marchioni-basso; Franco Quercioli-batteria).
Lo scopo dichiarato della band è quello di fare del sano rock personale, che mescoli tutte le influenze dei singoli componenti per creare un qualcosa di nuovo ed unico;e devo dire che ci riesce benissimo! Difatti la musica dei Crystal Bricks è fresca e accattivante, con la melodia in primo piano, ma senza dimenticare soluzioni di grande fascino musicale.
Apre l’album la title-track, un brano chiaroscuro dal forte appeal melodico, che farebbe gola ad una formazione come i 30 seconds to mars, per la sua bella melodia in evidenza:il sound è moderno, ed allo stesso tempo con il cuore nella tradizione del vero rock,quello fatto di emozioni e sensazioni potenti!
“Walk alone” è una versione “riveduta e corretta” dell’hard rock, secondo la personalità della band:le liriche sono introspettive, con un pizzico di attitudine post-dark e si riflettono nell’interessante melodia, come sempre molto “Catchy” (che ben si sposa alle chitarre roventi).
Le suggestioni darkeggianti riaffiorano anche nella ballata “Fade”, che riveste di rock il romantico spleen ombroso; ”The steady man” ha il cuore dentro l’hard rock più classico,con qualche riminiscenza settantiana ma “riverniciata a nuovo” (ottimo anche il solo chitarristico).
L’Hard più classico è il pane quotidiano anche di “Pourin’ rain”, un brano ficcante e sincopato,in cui la band è in grande spolvero;”Just” è una ballata riflessiva, dai toni velatamente blues,con la voce personale di Neko che emoziona…ma la band non è da meno,ed il solo della 6 corde,è puro feeling e scalda il cuore.
“The Border” è una visione adrenalinica post-grunge,con chitarre graffianti in evidenza,sempre sospesa tra hard ed alternative rock,ma dalla melodia molto ariosa; ”Unnamed”,per contro,è una ballata rarefatta e ombrosa,dal mood notturno e scuro,carico di malinconia,ma col finale che si evolve su sentieri alternativi con qualche rimando progressive e la consueta carica che non rimane mai indietro.
“Leave it all behind” è un bellissimo finale che gioca tutto su sentiti chiaroscuri:un lento nella miglior tradizione rock,che risulta però al tempo stesso moderno e al passo coi tempi.
Un ottimo album,quindi,estremamente godibile e genuino,che fa vivere ancora una volta il sacro fuoco del rock con inedito ardore e splendore “alternativo”:questi ragazzi,poi,suonano dannatamente bene e sanno comporre veramente canzoni memorabili che potrebbero sfondare anche all’estero! Bravi davvero,dategli una chance!

