YOKOANO”Ventre(Maninalto records)”
Gli Yokoano non sono un comitato sarcastico contro la vedova Lennon(come potrebbe far pensare il nome!),ma un’ottima rock band proveniente da Como.
Il trio in questione è al suo secondo album ed è autore di un rock personale e potente,dalle liriche interessanti e abrasive;il background dei YokoAno è molto vario,e questo disco è un po’ la summa delle esperienze musicali dei nostri,che si rincorrono e si mescolano tra di loro.
Difatti Daniele Marceca(voce e chitarra)viene dal punk rock(avendo suonato nelle Pornoriviste),mentre Fabio Zacchelli e Dario Magri(rispettivamente basso e batteria)provengono dal metal;e tutte queste influenze si fondono in una mistura sonora di grande fascino,con l’originalità in primo piano…
Il disco si apre con una breve introduzione ironica e beffarda(“D.B.”),in cui a parlare è un ipotetico”diavolo dello stomaco”,metafora che riguarda la parte”oscura”di ciascuno di noi;ma veniamo subito traghettati in un’atmosfera abrasiva con”Era”,dall’insolita melodia e dalle liriche introspettive(“e quante volte/hai cercato di cedere il passo/nella speranza di sopravvivere?/è un’era informa,per chi torna indietro nel tempo”).
“Abitudini”continua il gioco di contrasti rock,tra robustezza sonora e arpeggi chiaroscuri di chitarra;le liriche sono sempre molto personali e decise(“ogni valore è una questione di abitudini/che mi rubano il giorno succhiandomi l’aria/e quanti attimi ho vestito pensando a voi,fottetevi!”),e la band è in grande forma e macina un sound interessante,complici anche alcuni cambi di tempo molto riusciti.
Le chitarre abrasive sono sempre al centro dell’attenzione su”Tra i denti”,una sorta di ballata rock scura ,che mescola insieme melodie alternative a riminiscenze di metal cadenzato(i riff arroventati della chitarra sembrano provenire da atmosfere”black”);la voce di Dani è personalissima e graffiante,e affonda le tematiche ancora una volta introspettive(“al di là di quello che pensi,al di là di quello che dici,la paura ti ha preso gli occhi/e nessuno ti trova più/e nessuno ti sente più”).
Si prosegue con “Il canto”,una traccia enigmatica,velatamente sarcastica(“la fame che hai dentro ti taglia la lingua e lo stomaco/mentre preghi il tuo santo con un canto anonimo”)e decisamente potente;la band lavora su coordinate sonore insolite,con un gusto personale per gli arrangiamenti,che coniugano sempre melodia ed esplosioni sonore,in un infinito gioco di dinamiche ben dosato(in questo caso,sembra quasi di sentire una versione”progressiva”dell’alternative rock,per via dell’alternarsi di atmosfere ora pacate,ora più minacciose).
“Morfeo”fa fede al suo titolo,ed è una sorta di ninnananna virata in nero,adornata da arpeggi chitarristici darkeggianti ed onirici;le liriche sono amare(“digerirai,tutto ciò che hai vissuto in questi anni/digerirai,tutto ciò che hai assaggiato in questi anni”)e solo all’apparenza è un brano più cauto;la seconda parte infatti è di nuovo preda delle distorsioni chitarristiche e della potenza sonora,ma sempre con la melodia e la forma canzone in prima linea….un brano che mostra una sua inquietudine dotata di improvvisi risvolti poetici(“dormi,bimba/tra le braccia di Morfeo/che ti sfiora gli occhi con un fiore di papavero/è l’illusione data da tante maree d’amore/perchè tu sai di mare”)ed anche le parole d’amore vengono cantate in maniera assolutamente personale.
“Taglio”alterna parti spigolose e umbratili ad altre più melodiche,ma sempre con una 6 corde “lacerante” in evidenza;la cadenza delle parole ricorda la struttura di certe folk song,traghettata però su sentieri di rock rovente e lavico(ancora cambi di tempo intricati e affascinanti qua e là)…..e le parole indagano su ferite mai rimarginate(“un taglio ha già deviato il tuo tracciato/di ciò che eri e che non sei più stato(…)quante patetiche bugie in un solo mondo e quante ferite dentro un solo taglio(…)tanto libera e felice non lo sarai mai”).
I sentimenti darkeggianti riaffiorano ne”Il silenzio”,un brano strumentale crepuscolare(le uniche voci sono dei bisbigli ossessivi) e-manco a dirlo-notturno e scurissimo,che ricorda un po’ certe colonne sonore thriller degli anni ’70;una lunga pausa silenziosa chiude la prima parte del cd”simbolicamente”,come gli istanti di silenzio che separavano le facciate dei vecchi vinili(ed è così che il disco è concepito,come due immaginarie facciate a e b,ma anche come due parti speculari,una nera e una bianca,che paiono osservarsi e rincorrersi,come è esplicitamente raffigurato nel libretto del cd)….
Quando la musica riprende,siamo catapultati in un’atmosfera non meno cupa con”Ancora di nessuno”:arpeggi chitarristici malati la introducono,prima di lasciare spazio ad una melodia scura che riflette le liriche(e al consueto sound poderoso e spigoloso del trio),che sono come delle lame che affondano la carne con certezze dolorose(“chi riuscirà qui ad essere contento?Buoni o cattivi spariremo tutti/chi prima chi poi”)…
La metaforica”Fossili”è bellissima,con un testo che non lascia dubbi(“Io non accetto compromessi/e che nessuno mai mi salvi/Da qui li maledico tutti”);musicalmente sembra una rivisitazione di sonorità”post hardcore”,tra melodia e insoliti cambi di accordi.
La title-track è una visione schizzata,personale e umbratile di riminiscenze e schegge rock&roll,diretta e senza possibilità di equivoci(“deriva dal ventre/la voglia di vita che un uomo ha”);”no (demagogo)”invece ,è la versione stravolta di sentimenti punk rock che non fa sconti all’individuo(“se ti dicono di no,cosa pensi?nel tuo viaggio nell’incoerenza sei colpevole ancor prima di parlare”).
La potenza non viene mai meno(complice anche una sezione ritmica implacabile e precisissima)nel vortice sonoro di”Lui non dice(Stratosphere)”:le liriche sono come sempre enigmatiche e con più chiavi di lettura(“come mai sono quassù/è un bel po’ al di sopra delle nuvole/vorrei capire cos’è peggio/tra buttarmi e rivedervi ancora/per riabbracciare lo stesso mondo”),mentre la musica e la vocalità di Dani qui ricordano vagamente gli Afterhours più diretti,rivestiti da una corazza”heavy”….Finale misterioso e sempre all’insegna del dark.
E le sonorità pesanti,decisamente metal,tornano su”Stupidi eroi”,un’altra ottima traccia contro l’omologazione della nostra società(“mi voglion facile e senza una meta/globalizzato e col cuore di pietra/posso volare anche senza di voi”);infine,”Diavolo bianco”chiude il lavoro con i suoi arpeggi struggenti e e si riallaccia all’introduzione del disco…ma stavolta il ghigno della prima traccia,come da evidente contrasto lascia spazio alla malinconia e alla riflessione(“un diavolo bianco mordendoti dentro/dipingerà il tuo amore senza paura/perchè l’anima è ventre e specchio/delle tue paure e delle tue parole”).
Questo”Ventre”è davvero un bel disco,una sorta di heavy trip dentro le paure dell’uomo e ai chiaroscuri della sua esistenza,ipocrisie e contraddizioni comprese(questa perlomeno,è l’interpretazione che gli ho dato);fascinoso e ottimamente suonato,dimostra anche l’innata capacità di songwriting dei Yokoano,complessi e diretti allo stesso tempo….difatti tutto l’album è un gioco di contrasti sapientemente costruito,tra bianco e nero,tra luce ed oscurità,tra melodia e distorsione….una band unica nel suo genere,che ha una propria personalità e non assomiglia ad altri…
Dategli un ascolto,scoprirete un mondo nuovo,targato Yokoano.




