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Sanremo 2026, seconda serata: quando il Festival racconta l’Italia
La seconda serata di Sanremo 2026 ha confermato una cosa molto semplice: più che una gara di canzoni, il Festival è diventato un grande racconto corale, dove musica, vita vera, sport, ironia e inclusione si alternano senza soluzione di continuità.
Sul palco, Laura Pausini apre le danze tra piccoli imprevisti tecnici e grande naturalezza, trasformando anche un microfono ostinato in occasione per giocare con il pubblico. Il messaggio ai giovani in gara è chiaro: non serve essere perfetti, serve essere autentici.
Nuove Proposte: Filippucci e Bove, il futuro è già sul palco
La seconda serata entra subito nel vivo con le semifinali delle Nuove Proposte. Il sistema di voto bilanciato tra sala stampa, giuria radio e televoto dà il senso di una “democrazia musicale” in cui più sguardi diversi partecipano alla scelta.
Nella prima sfida, Nicolò Filippucci con “Laguna” porta un brano introspettivo, costruito sulle sfumature emotive, e supera il trio Blind, Elma e Sonico con “Nei miei DM”, che porta in scena linguaggi e ritmi della generazione Z. Nella seconda, Mazzariello con “Manifestazione d’Amore” dipinge una tensione metropolitana e notturna, mentre Angelica Bove con “Mattoni” trasforma il peso personale in simbolo di qualcosa che può anche servire a costruire. In finale ci vanno Filippucci e Bove: due modi diversi di leggere il presente, accomunati dalla stessa voglia di esserci.
A legare il tutto c’è il racconto di Gianluca Gazzoli, che confida al pubblico la perdita recente di sua madre e la coincidenza di trovarsi all’Ariston proprio il giorno del suo compleanno. È un momento in cui la conduzione si sposta sul piano personale: niente retorica, solo la sensazione che, ogni tanto, le date si incastrino in modi che sembrano scritti.
Campioni tra emozioni, quotidianità e leggerezza
Tra i Big, la tavolozza è ampia. Patty Pravo con “Opera” riflette sull’unicità, muovendosi tra immagini di santi, peccatori, naviganti e sognatori. LDA e Aka Seven con “Poesie clandestine” portano sul palco un inno viscerale a Napoli. Enrico Nigiotti con “Ogni volta che non so volare” scandaglia il rapporto con il tempo che corre e con le fragilità personali.
Tommaso Paradiso in “I romantici” gioca con la nostalgia applicata alla quotidianità: piccoli gesti, desideri semplici, ricordi che si attaccano alle cose di tutti i giorni. Elettra Lamborghini con “Voilà” ribalta la scena con luci, coreografie e battute, tra cui la celebre frase sui “troppi festini bilaterali” che strappa risate e diventa subito materiale da social.
Sport, memoria e un palcoscenico che si allarga
L’omaggio alle Olimpiadi Milano Cortina porta sul palco atleti, medaglie e, soprattutto, emozioni. Francesca Lollobrigida parla dell’impatto di vedere il proprio figlio sugli spalti, Lisa Vittozzi porta con sé il peso e il valore di un oro storico nel biathlon. L’annuncio delle Paralimpiadi e l’invito al sostegno degli atleti paralimpici allarga ulteriormente l’orizzonte: lo sport diventa racconto di impegno, resilienza e rappresentazione.
Ermal Meta con “Stella stellina” firma uno dei momenti più intensi: una ninna nanna che racconta un’infanzia in un contesto di guerra, dove il silenzio non è tranquillità ma paura. La frase sui bambini che dovrebbero fare rumore, non tacere, cristallizza il senso del brano e ammutolisce la sala.
Achille Lauro con “Perdutamente” affronta un brano già carico di significato per il legame con la tragedia di Crans Montana. Nessun eccesso, solo la consapevolezza di quanto una canzone, a volte, possa accompagnare chi sta attraversando un lutto. Il dialogo con Laura Pausini, tra parole misurate e musica, sottolinea questa dimensione più raccolta.
L’Italia in canzone: ironia, identità e generazioni
J-Ax con “Italia Starter Pack” costruisce un ritratto del Paese a colpi di immagini e paradossi, dai cantieri ai tic quotidiani. Night con “Prima” si muove nel territorio dell’identità, tra domande su chi siamo e chi abbiamo davanti. Fedez e Marco Masini in “Male necessario” mettono a confronto due generazioni diverse, trasformando il tema della difficoltà in uno spazio di crescita e comprensione reciproca.
Il Premio alla Carriera a Fausto Leali aggiunge la dimensione della memoria: una voce che attraversa decenni, “Mi manchi” e “Io amo” che riportano l’Ariston in piedi in pochi secondi. Il dono dello spartito originale di “Deborah” è un promemoria concreto di una storia lunga e ancora viva, confermata dall’idea di una nuova tournée negli Stati Uniti.
Poi c’è Lillo, che firma il momento più dichiaratamente virale con il suo mambo: ingresso esitante, esplosione coreografica, il celebre “Hua” che diventa in poche ore un tormentone da reel e short. In questo gioco, la presenza di Laura Pausini come spalla ironica rende chiaro quanto il Festival tenga conto anche della sua dimensione social.
Il coro ANFAS e il senso di un palco “per tutti”
Il coro ANFAS di La Spezia con “Si può dare di più” porta sul palco il tema dell’inclusione in modo concreto. Giovanni racconta di come in molti non credessero alla possibilità di arrivare davvero all’Ariston, e vederlo lì, insieme agli altri, sposta il discorso dalle parole ai fatti. Laura Pausini canta con loro, Carlo Conti chiude con una stoccata ai leoni da tastiera, ma soprattutto rimane l’immagine di un palco realmente aperto a esperienze diverse.
Perché questa seconda serata funziona
Al di là dei gusti personali su canzoni e artisti, la seconda serata di Sanremo 2026 funziona perché tiene insieme molti registri: dall’intimità dei racconti personali alle performance più spettacolari, dalla riflessione sociale al puro intrattenimento. L’orchestra convive con le produzioni più moderne, la vulnerabilità non viene nascosta ma portata al centro del discorso, il pubblico è chiamato a votare ma anche a immedesimarsi.
La classifica di serata mette in evidenza, in ordine non definitivo, nomi come LDA e Aka Seven, Tommaso Paradiso, Ermal Meta, Night e Fedez–Masini. Ma l’impressione è che il vero “risultato” sia un altro: un Festival che riesce a parlare a pubblici diversi, dentro e fuori dall’Italia, anche grazie alla diffusione su piattaforme digitali e social.
Dentro questo mosaico, storie come quella di Gianluca Gazzoli che si ritrova sul palco nel giorno del compleanno della madre scomparsa mostrano come il confine tra vita e spettacolo sia sempre più sottile. Ed è proprio in quella zona di contatto che Sanremo, nel bene e nel male, continua a trovare la sua forza.
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Alla prossima.
