Alle porte della pubblicazione il secondo lavoro del trio marchigiano Artisti del Colore
Sociale, ascoltiamo Adrenocromo.
Impossibile non sentire riecheggiare Trent Reznor fin dalla prima track. Intro pone subito,
così, una delle due principali basi su cui poggia la ricerca sonora di questo EP. Le
dinamiche senz’altro interessanti della traccia di apertura risentono di una fortissima
influenza Nine Inch Nails che pervade peraltro l’intero lavoro della band.
Nel momento stesso in cui compare la prima linea vocale nella title track, Adrenocromo,
ecco che si lascia cogliere il secondo pilastro fondante di questo disco. Arrivano i
riferimenti squisitamente italiani fatti di ascolti importanti come Linea 77 e Subsonica. Se
“adrenalina” è una parola ricorrente in questa canzone, sicuramente è azzeccata per il
montare incessante della parte ritmica che presenta dei bassi davvero interessanti
accompagnati da una chitarra che restituisce un necessario respiro.
Sulla stessa impronta aggressiva e incalzante si innesta anche Filter, che presenta degli
impianti ritmico e melodico molto credibili (su cui è stato svolto un lavoro di mixing davvero
magistrale peraltro) e una ricercatezza a livello di testo sicuramente ammirevole. Il climax
strumentale finale, ben costruito, forse richiederebbe una maggior coerenza del cantato
nel creare una variazione altrettanto interessante.
In Laude rapisce sicuramente per il testo ottimamente studiato, ben piantato nella
quotidianità che tutti viviamo. I refrain di Simone Mazziotti, a volte al limite dello straziato,
gli echi che fanno loro seguito e il lavoro chitarristico sono le maggiori note di pregio di
questa quarta traccia e fanno passare in secondo piano una minore efficacia della
produzione sonora. Ne risulta una canzone evocativa e davvero coinvolgente.
Segue Formaldeide che richiama apertamente, fin troppo anche, le sonorità dei Nine Inch
Nails, in maniera trasversale, a tutti i livelli di suono, compresi gli effetti applicati alla voce
di Simone la quale, pur non perdendo mai la sua verve e credibilità, fatica a trovare un
giusto fitting con la parte strumentale e risulta a tratti slegata da essa. Problemi che
emergono ancor di più in Plastica in cui, oltre ai suoni marcatamente NIN, si aggiungono
anche intervalli e scelte stilistiche, in primis quelle pianistiche, della stessa impronta. Su un
sound così internazionale e riconoscibile risulta poi, per forza di cose, difficile creare una
parte vocale complementare e qui il fitting di cui sopra fatica ancora di più a reggere,
soprattutto nel ritornello, e il bel lavoro di liriche viene ad essere un po’ perso in questo
scontro.
Sigillo finale dell’EP, Timehole, traccia strumentale dove riempimenti e svuotamenti sono
calibrati in modo esemplare. Altra nota di merito è il fatto che le sonorità industrial sono
trattate in modo più interessante, pur mantenendo dei chiari richiami, e viene lasciato
maggior spazio ad una vera sperimentazione. L’atmosfera perfettamente costruita rende
impossibile non muovere la testa al ritmo del beat durante tutta la canzone.
Adrenocromo è sicuramente un lavoro molto interessante, costituito da idee ben studiate
dove si distinguono con chiarezza le identità musicali di ogni componente. Le forti
suggestioni industrial di matrice Nine Inch Nails e quelle nostrane sono riconoscibili in una
misura che farebbe pensare più ad una prima uscita che ad un secondo disco. Tuttavia, al
di là del grado di rielaborazione personale dei riferimenti, il risultato è credibile e, nel
complesso, ben costruito. Nei confini italiani sicuramente si è sentito pochissimo materiale

come questo ed è sicuramente quella nazionale la direzione che ha puntato e che ha
senso prendere per il trio marchigiano. Dal momento che Adrenocromo sarà uno di una
serie di EP che la band è intenzionata a rilasciare in breve tempo speriamo di poter
elogiare il raggiungimento di una cifra stilistica interamente propria nella prossima uscita discografica.

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