FUNK JAM PROJECT”Motherfunkers”

Chi l’ha detto che gli anni ’70 sono morti?

Ovviamente questa cosa non è affatto vera,perchè il sound di quell’epoca rivive nei musicisti che lo amano,e che cercano di portare avanti un certo tipo di discorso.

I Funk Jam Project sono uno di quei gruppi che hanno nel DNA le influenze”seventies”e se ne servono per creare la propria musica;questo favoloso sestetto di Bologna,difatti,tenendo fede al proprio nome,crea dei brani liquidi e carichi di groove,che nascono da improvvisazioni con il cuore nel”periodo giusto”.

La line-up dei Funk Jam Project è la seguente:Alessandro Arigliano(chitarra),Alberto Capone(percussioni),Federico Raparelli(tastiera),Leo Relli(basso),Leonardo Sanna(sax)e Giuseppe Spinelli(batteria).

Come accennavo poco fa,musica strumentale fatta col cuore,onesta,sincera,nata probabilmente da jamsessions notturne fatte di sudore,passione e birra;tutto questo traspare subito quando schiacciamo il tasto play e le note di”Urban ride”invadono la stanza.

Si ha l’impressione proprio di una jam “buona la prima”(ma,naturalmente,ottima):puro funk di scuola anni ’70,con tutti i musicisti che sfoggiano una grinta da paura….tutto è perfetto,un puro spaccato di divertimento e feeling;sezione ritmica che è puro groove,una chitarra indemoniata,affidata al wha wha(e poi autrice di un bellissimo solo che emana blues),sax e organo a ruota libera e percussioni latine a go-go per creare un clima torrido e festoso(dal finale”notturno”),che sta tra Funkadelic,SLy Stone e Santana.

E proprio il primissimo Santana(e ovviamente la sua band,line-up”early 70s”)sembra essere uno dei punti di riferimento della band;”Pina Colada”difatti continua su questi sentieri di latin-rock,in cui l’improvvisazione diventa magia e tutti i musicisti a turno sfogano il proprio estro(bello il dialogo tra chitarra e tastiera)….il tutto,però,senza dimenticare anche la lezione della fusion e del jazz-rock,che traspare ad un ascolto più attento.

Emozionante e riflessivo il solo di chitarra,jazzato quello di basso,tagliente e impeccabile l’incrociarsi tra batteria e percussioni,aggressivo il sax,melodica ma creativa la tastiera…come sempre i musicisti sono in forma smagliante…cosa chiedere di più?!?!Gli oltre 7 minuti del brano scorrono via senza nemmeno accorgersene…..

“Walking Through the 70s”è un titolo che non lascia spazio a fraintendimenti,ed è proprio ciò che promette:la liquida chitarra cita Hendrix nell’introduzione,mentre il tappeto in sottofondo è in mano ad una tastiera vigorosa(che ricorda i Doors di”riders in the storm”,sposati però alla black music).

Il sound è chiaramente in preda al funk più scorrevole e dinamico,mescolato con aromi psichedelici e lievi iniezioni di jazz(grazie al sax);impossibile non muovere il culo,ascoltandola….

“Mary Jane Rhapsody”è un brano dalle diverse anime:inizialmente sembra partire su sentieri di jazz progressivo,ma si sposta subito su un reggae dalle tinte”calienti”;per poi cambiare nuovamente e riportare il tutto su territori di rock”latino”,e via libera alle improvvisazioni di gruppo,con tutti i solisti che si”sfidano”a turno:è l’apice della creatività…..il finale è puro blues viscerale,e la chitarra torna a farla da padrona,con un solo sia tecnico che”passionale”(mentre sax e tastiera tornano sul jazz prima che il brano si spenga).

“Funkebab”ritorna su atmosfere esplicitamente latin-funk(non mancano però inserti di fusion spettrale)mescolati ad un mood”orientaleggiante”;forse il mio brano preferito,è un altro sfoggio di tecnica che non risulta mai fine a sé stessa,ma sempre carica di cuore e feeling….è la quintessenza del funk Jam-sound,e l’improvvisazione è sempre più”libera”e carica di genialità (con una tastiera letteralmente”invasata”,tra musica araba e psichedelia!),però senza perdere mai di vista la compattezza dell’insieme.

C’è anche spazio per una cover,e non poteva che toccare a”soul Sacrifice”,lo storico pezzo che Santana(anzi,”i”Santana,perchè all’epoca erano una band)portarono a woodstock nel 1969:I F.J.Project gli rendono omaggio con genialità,riproponendo il pezzo in maniera assolutamente personale…difatti l’andatura è addirittura più”latina”dell’originale,ed il sax dona un tocco inedito di jazz che mancava nello stesso.

Ma le sorprese non finiscono qui,perchè dopo una parte fusion(dovuta al basso),la chitarra improvvisa libera e cita perfino un altro pezzo storico di Santana,”Black Magic Woman”(per essere più precisi,il brano in origine scritto da Peter Green per i Fleetwood Mac,ma portato al successo dalla Santana band!);quindi una rilettura interessante e non banale,che conferma la band abile anche nel riarrangiare i pezzi altrui!

Il lavoro si chiude con una bonus track,”Dubbo”,che indaga-come il titolo richiama-nei meandri del dub,tra echi psichedelici e riverberi reggae( e perfino un tocco di space-funk tra le righe).

Davvero brava questa band:poderosa e creativa,il “tiro”e l’improvvisazione(così come l’innegabile maestrìa tecnica)sono i suoi punti di forza,che siamo sicuri”esploderanno”nelle esibizioni live in tutta la loro carica energica(E già il cd rispecchia questa attitudine).

Per tutti quelli che vorrebbero gli anni’70 ancora qui,ma anche per tutti quelli a cui garba la sostanza e la creatività musicale,questo è un gruppo imperdibile….e comunque mi sento di consigliarli a un po’ tutti gli amanti della buona musica,perchè qui c’è davvero tanto da imparare e da godere…..e adesso…..

let there be funk!

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