Non è un disco scontato, non è un disco facile, non è un disco tipicamente italiano. “In a State of Altered Unconsciousness”, album d’esordio degli Earthset è un lavoro invece assai ambizioso, ricercato, volutamente complicato.
Uscito per la Seahorse Recordings, con distribuzione affidata ad Audioglobe/The Orchard ed il primo singolo/videoclip “rEvolution of the Species” già lanciato lo scorso 25 settembre, “In a State of Altered Unconsciousness” può essere definito senza paura di smentita un concept album che abbraccia, attraversa, respira più generi ma da nessuno in particolare di questi si lascia intrappolare: si spazia dall’indie rock algrunge, dalla psichedelia al progressive. Per loro stessa ammissione gli Earthset intendono seguire la via maestra tracciata dai Pink Floyd nei leggendari anni 70, a noi ricordano molto un cocktail di gran gusto tra gli ultimi Radiohead e i Placebo degli anni 90. Non mancano le spruzzate punk con questi muri di chitarra sporchi e duri che sostengono la dolcezza dei suoni e la leggerezza della voce.
L’album è introspettivo ma non ermetico. Ognuna delle undici tracce è sì un passo verso l’analisi di se stessi e della propria “incoscienza alterata”, ma serve a fare da catarsi, a liberarsi di oppressioni, sofferenza, senso di smarrimento e solitudine. Il contrasto armonico tra suoni classici e ritmo incalzante, melodia aggraziata e sonorità grunge produce un flusso di coscienza che rende l’ambiente assai vero, variegato, ricco di sfumature che dall’opposizione si completano. Come il mondo interiore di ogni individuo. Non è presunzione quella degli Earthset, ma voglia di analizzare l’uomo e di analizzarsi, attraverso la prima forma di espressione, la più artistica: la musica. Il disco è intriso di filosofia, psicologia, sociologia, misticismo.
La stessa band definisce il singolo “(r)Evolution of Species” “Una critica velata al sistema economico ed alla società contemporanea, in cui un’umanità passiva assorbe stimoli e bisogni indotti. Il tutto raccontato da un “io” che non riesce a capire se il suo disgusto è autentico o anch’esso indotto e funzionale al sistema. La risposta finale è un’esortazione alla distruzione e ricostruzione del tutto, sulla consapevolezza che ciascuno di noi vive in “stati alterati di incoscienza”, sia chi è assuefatto al sistema che il paranoico ribelle”. Le intenzioni dell’album sono tutte in queste parole.
“In a State of Altered Unconsciousness” è un disco ambizioso, molto lontano dal cliché della indie italiana, in genere più diretta, pacchiana, quasi rude nella musica e nei testi. Gli Earthset ci prendono per mano e ci accompagnano nel loro viaggio all’interno delle nostre incoscienze alterate. Lo fanno in modo sofisticato, crudelmente elegante.
