Il chitarrista degli Artemisia,Vito Flebus, a nome della band ha risposto gentilmente ad alcune delle mie domande (via web) ;;godetevi l’intervista,perchè un’occasione per saperne di più su questa eccellente band!
A CURA DI FRANCESCO LENZI
1/ Salve ragazzi!
Sono rimasto piacevolmente colpito dal vostro ultimo album; secondo me siete i continuatori di un certo tipo di heavy sound.
Quindi vi chiedo subito, a bruciapelo: quali sono le vostre principali influenze musicali?
Innanzitutto grazie della bella recensione sulla vostra webzine, e dell’opportunità di parlare di noi e farci conoscere.
Il nostro sound è prevalentemente di matrice seventy, rock vecchia scuola mescolato alle varie passioni ed esperienze musicali di ognuno di noi. Si possono evocare nomi come Candlemass, Black Sabbath, Led Zeppelin, Metallica, fino a gruppi dell’epoca dark. Tutto questo fa da contrappunto alla vocalità mediterranea, teatrale e melodica di Anna che può rimandare ad un certo “cantautorato” femminile italiano degli ultimi anni.
2/Leggendo i vostri testi,mi sembra di capire che siete appassionati di vecchie leggende e mitologie,e perchè no di misticismo,esoterismo ecc….E’ così o mi sbaglio?
Siamo tutti e quattro degli appassionati di letteratura; ognuno di noi ha dei generi che lo appassiona. Di conseguenza molti testi sono rimandi o ispirazioni a qualcosa che è rimasto dentro, e che al momento giusto, complice un riff particolare, va ad incastrarsi e a creare la canzone. Naturalmente ci sono tematiche e generi che più di altri ci interessano e coinvolgono, certo.
3/Mi ha colpito molto il testo di “Il libro di Katul”. Vi va di spiegarci meglio da cosa è ispirato?
Innanzitutto la musica stessa. Il riff pesante, cupo, molto Doom è stato costruito seguendo una progressione armonica particolare e una sequenza di accordi che prende il nome di “intervallo diabolico”. Di conseguenza per Anna è stato naturale creare una storia con queste connotazioni. La ricerca e il ritrovamento di questo misterioso e pericoloso libro appartenuto a Katul. Il nome è inventato, ma la canzone si rifà a quei personaggi occulti, alchimisti e stregoni che la Storia riporta.
4/Adesso vorrei che mi raccontaste un po’ dei vostri esordi…com’è nata la band?
Gli ArtemisiA nascono nel 2006 da un idea di Vito ed Anna. I quali, spinti dalla voglia di proporre qualcosa di originale, danno vita al gruppo con l’intento di differenziarsi dal solito mainstream italiano, e abbracciasse il loro modo di vedere e intendere la musica, trovando poi in Ivano e Gus il complemento giusto per poter portare avanti il progetto. Nel 2007 esce il primo, omonimo, cd supportati dal grande Beppe Aleo e la sua Videoradio; Nel 2010 vede la luce “Gocce d’assenzio” sempre per Videoradio, la quale credendo in noi ci riconferma fiducia e supporto e da alle stampe quest’ultimo lavoro facendolo inoltre distribuire dalla Self. Una bella soddisfazione.
5/Il vostro nome deriva da Artemisia Gentileschi -al quale avete dedicato una canzone- oppure è solo una coincidenza?
È una coincidenza, il nome nelle intenzioni doveva rispecchiare in un certo senso il sound della band, misterioso, non qualificabile mantenendo comunque una connotazione femminile, in modo da richiamare l’attenzione e curiosità sul peculiare abbinamento voce/musica. Quindi, ArtemisiA, dal nome della pianta di Assenzio maggiore il cui nome latino è Artemisia absinthium, la cui lavorazione da origine al distillato d’assenzio, noto anche come “la droga dei poeti maledetti”. Vedi Baudelaire, Verlaine, Rimbaud. Ci sembrava calzasse a pennello.
6/Come nascono i vostri pezzi?
Sostanzialmente, essendo musica di matrice rock “vecchia maniera”, i pezzi partono da un’idea o riff di chitarra. A volte Vito ha solo un riff da cui poi gli altri sviluppano il resto, altre la struttura è completa e manca solo l’arrangiamento. Discorso a parte meritano la melodia e i testi. Il tutto è opera di Anna, la quale riesce ogni volta stupire per la bellezza e immediatezza delle sue idee. Poi lavora sul testo, a volte ispirata dal tipo di musica creata a volte sviluppando pensieri e frasi che le vorticano in testa.
7/Suonate molto in questo periodo dal vivo? Riuscite a vivere di musica?
La nostra è una band prevalentemente live, con esperienze personali ultra ventennali sui palchi della regione e nazionali. In un mondo (quello dei locali “quanta gente mi portate”) devoto ai gruppi tribute e cover, possiamo ritenerci molto fortunati a suonare spesso ed essere seguiti da un numero sempre maggiore di fans. Sarebbe bello poter vivere di musica. Chiunque faccia il musicista credo, con ambizioni anche di successo, vorrebbe poter campare coi frutti del suo lavoro.
8/Una cosa che mi colpisce di voi è la vostra innata capacità di scrivere musica potente, ma allo stesso tempo scorrevole e melodica, eppure elaborata.
Come definireste il vostro rock?
Un’alchimia ben riuscita. Poi si sprecano le parole di chi ci vorrebbe sentire cantare in inglese perché la musica richiama il rock anglosassone, del fatto che in Italia canzoni come le nostre non trovano spazio, ecc… Noi ci sentiamo liberi. Liberi di creare la musica che sentiamo, senza schemi prefissati. Seguiamo le nostre emozioni, restando naturalmente fedeli a noi stessi. E a quanto pare questa originalità sta dando i suoi frutti!
9/Grazie per la pazienza e disponibilità: lascio lo spazio a voi, dite quello che volete ai nostri lettori!
Grazie a te. Non ci stancheremo mai di ribadire un concetto a noi caro; ed è rivolto a chi ascolta musica, cioè di essere aperti e curiosi, cercare novità nel substrato del mainstream musicale, soprattutto italiano, dove tanti bravi cantanti, musicisti e gruppi fanno fatica a farsi conoscere fuori dal loro underground. Facendo così eleveremmo la qualità della musica stessa. Ascoltare ed acquistare musica non solo perchè dettata dalla moda del momento.
Ancora grazie della bella intervista e buona musica a tutti!!!


