LENZ “De Fault “ (autoproduzione)

Come ho letto il nome di questo artista e la sua provenienza mi ha preso un colpo e mi ha incuriosito subito!

Anche perchè la recensione di oggi la potrei tranquillamente intitolare “Lenzi recensisce Lenz”!!!!!

Sì,difatti il nome d’arte dell’artista di cui vi parlo oggi è “quasi” un mio omonimo:spulciando la sua biografia,scopro poi che non viene da troppo lontano,vivendo anche lui in provincia di Arezzo! (Le zone però in cui abitiamo,sono abbastanza lontane tra loro).

Curiosità “inutili” a parte,il vero nome del nostro è Damiano Lanzi e propone un personale post-punk scurissimo ed “alternativo”,talvolta macchiato da elementi cari alla scena “industriale” :delle sue esibizioni dal vivo (in cui si accomagna solo con un basso a 8 corde ed una drum machine!) già si parla in toni leggendari….in questo album Damiano (che,lo ricordiamo,oltre alle chitarre-baritono compresa- e alla voce si alterna al basso,al mandolino e ad ogni sorta di tastiera,oltre che nell’uso dei “samples”),si fa accompagnare da Lidia Manzano (batteria,synth,piano,organo),Tommaso Nasini (chitarra,mandolino),Tarek Komin (tastiere)…

Ma veniamo adesso al contenuto stesso di questo “De fault”.

“De fault” si apre con “Replays (from outer space)”,un brano spettrale:l’iniziale organo “gotico” pare anticipare sonorità dark prog alla Jacula,ma pochi secondi dopo come entrano le chitarre ed il piano e ci troviamo di fronte ad un brano sì sempre oscuro,ma dalle andature decisamente moderne:la struttura è tenebrosa,tesissima e cangiante e mescola inquietudini vari (complice anche l’uso dei samples)….difficile catalogare il tutto,diciamo che Lenz rimette insieme in maniera inedita i tasselli di un puzzle che evoca new wave,post punk e attimi più introspettivi.

“EVP” è puro dark:le influenze anni ’80 si fanno evidenti,ma sono trasportate con gusto ai giorni nostri;”Farnsworth-munsell 100” continua su questi territori scuri,ma la melodia e l’andatura stavolta sembrano rivisitare il mood di certi pezzi rock degli anni ’60,ovviamente sotto l’ottica distorta e deformata (ma pur sempre melodica)di Lenz.

“Murder in a small town” è più introspettiva e visionaria,ed il dark si riveste lievemente di venature psichedeliche (i samples fanno venire i brividi,evocando omicidi e cronaca nera;ma traspare in tutto questo anche una punta di ironia);il finale è un delirio sonico in cui riaffiorano elementi postpunk e perfino una coda noise che nervosamente chiude la canzone.

“High Tide”continua il viaggio color pece sulla sfera interiore nella prima parte,mentre la seconda svela nuovamente un lato “psichedelico” del nostro (grazie anche alle scintillanti chitarre),sapientemente miscelato alla sua consueta attitudine;a dare un tocco di inquietudine tornano i samples di “contorno”e perfino un curioso mandolino che disegna scenari inconsueti.

La title-track è un brano più melodico ed in qualche modo più rilassato (anche se c’è sempre un po’ di malinconia sullo sfondo e qualche elemento “volutamente” di disturbo,come qualche improvvisa “screziatura” elettronica);”The buses are on strike” mischia lati meditativi (ottima come sempre la voce del nostro,scurissima ma melodica,in una parola:personale) ad attimi più decisi e dall’impronta tipicamente rock (bello il solo con la chitarra “filtrata”).

“The Salesman” è una bella sorpresa,un brano più minimale:il brano che preferisco del disco,dominato dalla chitarra acustica (ma ci sono dei contrappunti elettrici sullo sfondo) e da ariose note di piano,in bilico tra rilassata raffinatezza e introspezione “notturna”.(Esiste anche un ironico videoclip della canzone,che potete gustarvi qua in cui lo stesso Damiano è protagonista)

 

Ma le sorprese non finiscono qui perchè ecco arrivare “Calligraphy” (un altro dei miei brani preferiti di “de fault”),una morbida ballata folk rock che spazza via il clima umbratile caro a molti temi del disco (e ne accresce il valore artistico e la varietà);ed il tocco “sixties” è confermato oltre dalle luminose chitarre,anche dall’organo Farfisa.

Anche “oily Cape”continua su un mood abbastanza luminoso e caleidoscopico:le andature “punkeggianti” sono sempre meno scure,e lasciano spazio ad una melodia molto particolare….non mancano i tipici tratti “introspettivi”,ma tutto è meno cupo e più meditativo.

“Lash” chiude il disco in maniera decisa,con la sua ritmica tipicamente new wave (o funk-punk?) e con i suoi irresistibili riff chitarristici:davvero un finale col botto,molto catchy e godibile.

Direi che si tratta di un disco interessantissimo e che Lenz è un ottimo artista:dando una sua visione di un certo tipo di sound,dimostra originalità e ottime doti esecutivo-compositive.

Adesso sono curioso di vederlo all’opera dal vivo,e chissà che non capiti presto l’occasione:le premesse per un buon proseguimento ci sono tutte,e siamo sicuri che Lenz non ci deluderà!

PS:Ah,dimenticavo! L’album è scaricabile gratuitamente nella sua interezza su soundcloud: https://soundcloud.com/damiano-lenz-lanzi/sets/lenz-de-fault

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