Naif è il quarto album di Malika Ayan, uscito il 12 febbraio del 2015 in concomitanza con la sua partecipazione alla 65° edizione del Festival di Sanremo e include “Adesso e qui (Nostalgico presente)”, il brano che porta la firma  Giovanni Caccamo , il vincitore delle Nuove proposte di questo Festival, per quanto riguarda gli arrangiamenti e che le ha permesso di arrivare come terza classificata e soprattutto di conquistare il prestigioso Premio della Critica “Mia Martini”.
L’incisione del disco è avvenuta tra Parigi e Berlino, infatti si percepiscono abbondantemente le contaminazioni musicali, la produzione è stata affidata ai Jazzanova , produttori e DJ tedeschi, un motivo in più di contaminazione musicale.
Bisogna considerare le seguenti importanti novità: Malika è per la prima volta  impegnata come autrice, con la collaborazione straordinaria di Pacifico, per quanto riguarda soprattutto i testi delle canzoni, adesso tutti in italiano, fatta eccezione per il ritornello del brano “Non detto”.
Andiamoci ad ascoltare l’album brano per brano, ci aspettano ben undici ascolti, cover compresa, “Vivere” di Vasco Rossi, magistralmente rivisitata.
“Lentissimo” è la prima traccia dell’album, già raffinato dai primi accordi, una ritmica “bossanovata” elettronica e un cantato dal timbro inconfondibile e assolutamente avvolgente; nel ritornello abbiamo un intrecciarsi di cori ed archi davvero notevole. “I limiti ci sono solo se vogliamo averne”, anche i testi trasudano una certa profondità e saggezza tali di un mantra terapeutico.

 

Con “Senza fare sul serio” cominciamo a muoverci, non più in un andamento “lentissimo”, ma ci lasciamo condurre da un ritmo quasi ballabile assolutamente trascinante, intrecci di chitarra in grande stile, ancora una volta come nel brano precedente abbiamo tante piccole perle di saggezza nelle liriche.
Il gusto esterofilo sembra essere ancora più evidente in “Tempesta” , sonorità d’oltralpe e un cantato che filerebbe benissimo anche in lingua inglese, ma è un piacere ascoltare un progetto sonoro simile nella nostra lingua, scelta che personalmente condivido, promuovo e apprezzo.
Massima orecchiabilità per un brano che potrebbe essere anche un tormentone estivo, è “Blu” e infatti campeggiano parole come “spiaggia” e “sabbia”.
Forse uno dei brani più “mainstream” di tutto l’album, fatto di ritornelli ripetuti all’inverosimile, ma senza apparire stucchevoli.
Piccolo demerito di banalità per la rima “blu / a testa in giù”, ma è una questione di pareri personali, non sono certo questi piccoli particolari a togliere valore a tutto il progetto; c’è da dire che a volte alcune rime scontate sono volute, citazioni colte che strizzano l’occhio al mondo nazional popolare.
Con “Ansia di felicità (Sonntag Living) ” si prosegue il discorso filosofico delle liriche profonde e sagge che vogliono illuminare l’ascoltatore nel proprio cammino, non solo musicale, ma anche di vita, dove i versi di una canzone possono rappresentare uno spiraglio di speranza per le questioni irrisolte quotidiane.
“Chissà che non torni la voglia di perdersi” e ritorna ancora quel gusto di esterofilia: “rubiamo il vento di New York e di Berlino un cinema”.
Ritornano quegli interessanti intrecci di chitarra tipici di “senza fare sul serio”.
Introspezione, filosofia, riflessione, ancora ed ancora con “Cose che ho capito di me (?) ” ; bellissimo il punto interrogativo tra parentesi nel titolo.
A tratti gli arrangiamenti di questo brano ricordano alcune sonorità della colonna sonora della serie tv “Dexter”, il che rende queste riflessioni musicali pregne di un certo mistero e magia. “Non è detto che sia la notte a dar consiglio / ho il biglietto dentro a un biscotto / non ti presto l’ultimo sbaglio che è rimasto” , è pura meditazione dove.
Settima traccia del disco è “Adesso è qui (nostalgico presente)” , canzone che ha partecipato.
Apprezzabilissima, anche se personalmente, un po’ troppo in linea con quelle presentate nei Festival precedenti, avrei optato per qualcosa di diverso, di cui abbiamo ampio materiale nel disco…come un “lentissimo” o “cose che ho capito di me (?)”, sarebbero state scelte sicuramente più interessanti.malika-ayane-naif
In ogni caso quei “silenzi per cena” catturano sensibilmente l’attenzione e l’immaginario dell’ascoltatore, insieme a una melodia ben articolata, come sempre.
“Dimentica domani” è più esterofila che mai, un anglofono di alto livello “alla Adele o Emiliana Torrini, pennellate alla Coldplay…un sound davvero interessante dai salti armonici assolutamente non ortodossi, sono queste le formule compositive che amo.
“Non detto” , almeno dal primo ascolto, è a mio gusto il brano compositivamente meno interessante rispetto agli altri; una ballata senza infamia e senza lode che presenta solo la prarticolarità, come detto, del ritornello in inglese.
Non è assolutamente all’altezza della complessità armonica e degli arrangiamenti che abbiamo finora ascoltato.
Penultimo pezzo dell’album, ma ultimo brano nuovo, in quanto l’ultima è traccia è una cover, stiamo parlando di “Chiedimi se” , che è una sorta di rivisitazione moderna di sonorità e armonie vintage, una sorta di charleston dei giorni nostri insomma.
E poi, dulcis in fundo abbiamo, “Vivere” , cover appunto di Vasco Rossi, perfettamente calzante con lo stile di Malika Ayane, una versione genuina ed opportuna, personalmente la preferisco all’originale; non capisco alcuni utenti di internet che massacrano con giudizi frettolosi chi rivisita dei brani considerati “intoccabili” dai fan di quel dato artista.
Finora, Malika Ayane non delude mai, perlomeno per gli amanti della musica di alto livello che si aspettano ricerca, innovazione e cura negli arrangiamenti, gusto, originalità e una certa raffinatezza nella cura dei particolari.

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