STEFANO VERGANI “Applausi a prescindere”

E’ impressionante come ci sia il ritorno di un certo cantautorato di qualità negli ultimi tempi…segno forse che non se n’è mai andato del tutto…

Ma bando alle ciance e addentriamoci nel nuovo lavoro di Stefano Vergani, il cantautore brianzolo che torna con questo godibilissimo “Applausi a prescindere” e che tiene-per l’appunto-alta la bandiera della musica d’autore e, quindi, di qualità.

“Guardare le stelle non è come leggere il giornale” è una ballata che sembra uscire dai primi del ‘900, per la sua andatura retrò: è la storia di un artista che soffre perché slegato dalla gente e da qualsiasi tipo di “scena”.

Anche “regina” ha andatura di altri tempi-ed è davvero curioso sentire queste sonorità da parte di un giovane cantautore,ma è il suo bello! Una canzone d’amore non convenzionale,tra alcool e strip-tease (il protagonista,difatti,ama una spogliarellista) che farebbe gola a Vinicio Capossela e a Paolo Conte (ma anche all’Ivano Fossati più elaborato).

“Incubo erotico” è spassosissima,e sembra uscire da un pub fumoso di qualche locale americano degli anni ’30:il titolo è tutto un programma e l’ironia del nostro è irresistibile (“io sono un tizio all’antica/ed ho il vizio di innamorarmi prima di fare fatica”);”Primavera in Brianza” è un brano più rilassato e meditativo,una poetica riflessione sui luoghi da dove proviene lo stesso Stefano (“che trucchi fai,che maga esperta sei?/Polline,briciole di pane per due rondini/non c’è bisogno di baciarsi di nascosto dietro agli angoli/è giunta Primavera dentro al cuore delle ragazze/e far stragi di cuori per le piazze di Brianza”).

“Su tutto quello che non sei” è uno shuffle sofficemente jazzato, ed è un’altra canzone d’amore non banale,dall’attitudine originale;”Piccola storia volgare” è puro swing minimale,con una chitarra superlativa in primo piano e la capacità descrittiva di Stefano che ormai diviene inconfondibile.

Torna l’amore su “La bacerò sul viso”,e c’è pure un po’ di amara ironia nel racconto:è,difatti,la storia di un suonatore bandistico di triangolo (!) e del suo amore non dichiarato per una sassofonista (“la bacerò sul viso/perché non ha l’età”).

E l’amore è presente anche su “Dove sei finito”,anche se rivestito di amara (non)consapevolezza:qui difatti non c’è l’ironia dei precedenti brani,ma semmai una riflessione seria (“ho pregato che tornassi/ma non sei passata più/e dove abito lo sai”) sull’incomunicabilità nei sentimenti,e sulla difficoltà di rapportarsi con essi;”Un’estate all’ombra” è una sorta di inno fuori dal coro,contro le frivolezze del presenzialismo forzato delle facilonerie estive (e torna anche il sorriso sulle labbra)…Musicalmente il brano è il più rockeggiante del disco,ed evoca un po’ anche gli anni ’60,anche per via dell’argomento tutto sole e mare (anche se visto con ghigno sarcastico).

“L’immacolato” è il solare finale (e nuovamente alcoolico) dalle influenze quasi mariachi,con cadenze da festa e fare scherzoso (“ e mi prudono le mani se penso ad una stronza che ha messo le sue lorde mani sui miei preziosi stivali americani”).

Un bel disco e un cantautore genuino,un vero artista come non se ne sentono tutti i giorni. Notevole capacità di scrittura e voce robusta,molto particolare ed interessante.

Dedicato a tutti gli amanti della buona musica.

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