GLI ANNI LUCE”Mr.kiss”(Deambula records)

Oggi vi parleremo di una band strumentale che esce il 2 ottobre con il suo lavoro d’esordio.

Il gruppo in questione sono Gli Anni Luce ed è composto da alcuni personaggi già noti nell’ambiente underground italiano:Bruno Germano(chitarra,dai Settlefish),Francesco Begnoni (basso) e Zeus Ferrari(batteria) (dai Juniper band).

Ma che musica propongono gli Anni Luce?Partendo da una formazione a “power trio”,la band è come se volesse destrutturare la forma canzone in 5 frammenti di improvvisazione che stanno tra il post-rock,rimembranze psichedeliche e tanto altro ancora.

Come avrete capito si tratta di un lavoro di grande fascino;adesso ve ne parlerò più dettagliatamente,analizzando traccia per traccia.

Il brano iniziale presenta nel titolo un gioco di parole ironico e decisamente irresitibile,che evoca ilarità,”Scaricatori di porno”;musicalmente siamo dalle parti di un post-rock originalissimo,visionario e compatto,non scevro di frammenti psichedelici.

Tutta la band è in grande forma sonora,e disegna degli scenari di grande fascino,talvolta perfino rilassati:sezione ritmica precisa e cadenzata,e le chitarre che disegnano arazzi acidi,adornati dai glissando di una slide ariosa…..nella seconda parte,il pezzo si fa più inquietante e oscuro,tra impennate improvvise e arpeggi malati…e fa capolino perfino un tocco di sperimentazione nella chiusura finale.

Il gusto per i titoli ironici e volutamente provocatori non si esaurisce col primo pezzo,ma continua con”Il ciccione viaggiatore”;qui l’atmosfera è ancor più rarefatta e rilassante,almeno inizialmente….la batteria è un soffio delicato,quasi tenue e jazzato,mentre in lontananza appaiono lievi squarci sonori.

Ma quasi subito avviene la trasformazione:la melodia dettata da basso e chitarra,si traghetta subito in una fragorosa esplosione sonora che lascia subito spazio ad un’improvvisazione”sonica”non priva di risvolti melodici e improvvise impennate.

Ma in 10 minuti e 34 ne succedono di cose:infatti,quando il brano sembra finire,in realtà si sta solo preparando a mostrare il suo lato più sperimentale….difatti a metà riappare una slide che sembra voler dettare le trame di un lontano blues destrutturato da lontani rombi analogici.

Si gioca molto sulle dinamiche e sui chiaroscuri:e l’attenzione non viene mai meno,perchè i paesaggi sonori creati dal trio sono sempre incredibili e imprevedibili….quando meno te lo aspetti,appare l’elemento di”disturbo”insolito o,viceversa,una parte rarefatta che spezza l’estremizzazione del sound.

Il finale è più pacato e rockeggiante,anche se sempre alla maniera de”Gli anni luce”ovvero inedito,strutturato in maniera “non allineata” e contornato da schegge improvvise e cambi di tempo che non ti aspetti:lancinante e minimale il solo chitarristico,carico di fuzz(e che sfocia anche in parti noise) e impreziosito dai glissando psichedelici in sottofondo.

Insolita è anche la terza traccia,”Bello anzi bellissimo”:tra rarefatte percussioni,e giochi di volume affidati alla chitarra(una caratteristica,questa,che è uno dei punti di forza suggestivi del disco),si creano ambientazioni minimaliste e misteriose,ma non necessariamente”oscure”,anzi….e riappare anche la slide,sempre molto carezzevole eppure allo stesso tempo tagliente.

Il finale,invece,è un breve drone psichedelico che chiude in maniera scintillante la traccia.

Il”bello”di questo pezzo è proprio che,nonostante la materia non sia facile da maneggiare,non sembra di essere di fronte ad un brano ostico,anzi:la traccia scorre via anche nelle sue parti più”strane”.

Torna l’ironia nei titoli su”Le reni di babbo natale”:musicalmente,però,è un brano più punkeggiante….o meglio:non è punk in senso stretto(tutt’altro!),ma la versione”anni luce”del punk rock,inteso come attitudine. Non a caso è un brano più diretto,anche se non mancano le cavalcate”alternative”affidate alla chitarra;e non mancano nemmeno le parti psichedeliche,in mano a dei reverse che “attraversano”la 6 corde.

La traccia conclusiva è la più ariosa di tutte;è un brano disteso e lungo(oltre 10 minuti)e,manco a dirlo,affascinante.

Un sentiero sonoro ricco di luce e di struggenti passaggi, a metà tra sentimenti solari e lieve malinconia,quasi”progressive”(in versione minimale)per così dire….la chitarra è sempre in primo piano ed è brillante e luminosa,calda..ma anche la sezione ritmica,sullo sfondo,non è da meno,sempre precisa e ben strutturata.

Verso il quarto minuto si cambia registro,e si viene rapiti da un’atmosfera più notturna e soffusamente psichedelica,con un avvolgente dialogo tra basso,batteria e la liquida chitarra che crea arpeggi bellissimi.

Ma le sorprese non finiscono qui;dopo alcuni minuti affidati a loop avvolgenti e “disturbi sonori”ben calibrati,è la volta di una stupenda coda che chiude il disco,che emoziona e regala brividi a fiori di pelle…..nell’attesa che riemergano substrati di loop,qualche secondo prima che il disco si spenga,nella sua rarefatta bellezza.

Penso che Gli Anni luce siano una band unica nel loro genere:hanno una lucidità di scrittura impressionante,e all’interno del loro genere non è certo facile trovare esempi di tale portata oggi .

Difatti,la matrice”post-rock”è sì evidente,ma forse perchè mescolata ad altri richiami(come cercavo di far capire poco fa)è talmente originale,ben dosata che non assomiglia a nessun’altro esempio all’interno del genere….e,soprattutto,Gli Anni Luce vincono dove altri gruppi forse hanno fallito.

Mi spiego meglio:la loro visione sonora non annoia mai,rimane sempre fresca e d’impatto,grazie anche a soluzioni sonore che non si possono prevedere…e questo è il loro asso nella manica.

Quindi complimenti ancora a questo scintillante trio,che non vediamo l’ora di seguire live;e speriamo che ci regali presto altre gemme sonore come queste….ma data l’impressionante creatività espressa nei solchi di questo disco,siamo sicuri che non tarderanno a venire.

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