LA MADONNA DI MEZZASTRADA “Lebenswelt “ (autoproduzione)

La Madonna di Mezzastrada è un interessante gruppo umbro nato nel 2008,che arriva al secondo capitolo discografico dopo alcuni cambi di formazione (la line-up è adesso formata da:FABIO RIPANUCCI (chitarra e voce),MICHELE TURCO (batteria),FABRIZIO DE ANGELIS (basso)
DAMUN MIRI LAVASANI (Tastiere,synth) e LUCA PAPALINI (Violino)).

L’intento di questi ragazzi è quello di risvegliare le coscienze:non semplice musica,quindi,ma veri e propri spaccati di “vita”….canzone d’autore sapientemente rivendicata e traghettata con originalità ai giorni nostri:e difatti questi ragazzi vincono la sfida,regalandoci 9 perle introspettive dal mood personalissimo e raffinato.

“Il mondo della vita” apre il disco con un’atmosfera cangiante,tra chitarre graffianti, melodie “alternative”,cambi di tempo e testi altamente evocativi (“l’odore delle cucine dei ristoranti/avvisaglie primaverili/Assenza della tua mancanza/stato di quiete apparente”),tra ricordi personali ed introspezione.

“Io” prosegue il viaggio con un mood ombroso,dalle liriche metaforiche (“io,il cielo,la terra,i tuoi occhi/io che sbatto la testa contro le stelle”) che indagano sulla sfera personale:ed il clima “scuro” delle liriche si riflette anche nella musica.

“Le vite degli altri” svela l’anima “descrittiva “della band,sempre carica di trame introspettive (“vorrei essere una donna o aver ricevuto la vocazione in un giorno di pioggia,un contadino con la testa piena di immagini rurali a me lontane”) che fanno pensare e riflettere;il protagonista indaga su mille personaggi e su mille storie,con amarezza e lucidità:naturalmente l’attitudine “metaforica” non viene messa da parte,e dietro la scorza cupa della storia,c’è molto altro (e ci sono anche diverse chiavi di lettura)…

“Mosche” è una riflessione sulla morte,non solo”fisica” (“mosche in assedio/il morto che cammina/già a lutto si è vestito”):la band continua su sentieri umbratili,ma lo fa con venature inedite,tra potenza rock e richiami cantautorali…”Nostalgia”,fedele al titolo,è un brano malinconico eppure leggermente più luminoso,anche se sullo sfondo rimane una certa amarezza mista a rimpianto (“potrei morire di nostalgia conoscendomi/la stessa nostalgia che mio padre sopporta con coraggio”),adornata da belle chitarre struggenti (così come la melodia del violino,davvero emozionante);ma verso la seconda parte,il mood riflessivo lascia spazio ad un po’ di beffardo sarcasmo:e difatti viene spezzata l’atmosfera ombrosa dei precedenti episodi.

Con “vietato pensare” si ritorna alla cruda attualità vista con occhio spietatamente lucido (“fascismo democratico/acclama la presa di potere sulla pelle,sui blog,sul web(…)una forma di proibizionismo efficiente e sotterraneo che dice “vietato pensare””):il sound mixa riminiscenze progressive,segmenti dark e strutture alternative in maniera avvincente ed originale.

“Piccoli drammi” è una tenue ballata scura,ma allo stesso tempo tagliente (“ i vostri piccoli drammi borghesi non m’interessano”),che non fa sconti a nessuno;ritornano richiami progressive sullo sfondo,e perfino qualche lieve riflesso psichedelico.

“Tunisia” è una traccia più meditativa:tornano i testi descrittivi,affidati sostanzialmente ad un reading gustoso;c’è anche un po’ di ironia stavolta (la storia narra di due strani personaggi tunisini-tra cui un pusher-inanellata però a ricordi personali) ,anche se mischiata alle consuete riflessioni malinconiche della band…è il mio brano preferito del disco,anche per il ricco sound di contorno,pieno di armonie dettate dal violino e da chitarre molto dinamiche.

“Regione” chiude in maniera ancora più riflessiva il disco:il sound gioca su riuscite dinamiche chiaroscure (e c’è perfino un barlume di elettronica analogica,a dare un tocco spettrale al tutto),mentre le liriche indagano sulle brutture della routine lavorativa,una vita schiacciante in cui anche i sentimenti vengono sommersi dal continuo susseguirsi dei medesimi ritmi concatenati (“adesso tornate a morire in ufficio,stronzi”).

Un ottimo lavoro ed un’ottima band,dalla personalità molto forte ed originale:sono sicuro che sentiremo ancora parlare,tanto e bene,di questo particolare gruppo che non somiglia a niente e a nessun’altro nel panorama indipendente;una vera e propria rivelazione di rock d’autore “evoluto” ed inedito.

Copertina LEBENSWELT

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