NADAR SOLO “Fame” (Massive arts records)

Nadàr solo in completa ascesa.

Eh sì! Perchè la band torinese,dopo un primo album e svariate collaborazioni importanti (Capovilla,Levante e altri),torna con questo “Fame”,un album che coniuga rock robusto ma con una buona dose di melodia non banale e testi interessanti,laceranti fino all’osso (una sorta di finestra sui mali inconfessabili dell’essere umano,ma anche una lettera aperta con l’umanità ferita come argomentazione).

Apre le danze “La vita funziona da sè”,un rock frizzante e a suo modo potente,con una certa amara ironia di fondo (“non lavoro,non mi drogo,c’ho lo sfratto e me ne fotto/tanto un piatto caldo si rimedia sempre/ e sempre è casa mia”);”Non volevo” smonta tutta una serie di luoghi comuni con spirito pungente,mentre il sound rimane sempre fresco ed energico,senza rinunciare mai ad una certa orecchiabilità .

“Cara madre” è una ballad dolorosa che scava dentro ferite personali;ed il dolore è presente anche su “Jack lo stupratore”,l’amara storia di un violentatore divenuto tale dopo alcuni shock subìti:è uno dei miei brani preferiti del disco,con le sue chitarre stupende e decise,oltre alla validità di un testo senza peli sulla lingua,che non risparmia particolari e fa riflettere (non una giustificazione della violenza,ma un’analisi spietata che indaga sul come dietro un atto vile e sanguinosamente tenebroso ci sia probabilmente un’anima ferita…Liriche che sanno essere disturbanti ma con poesia,che non giudicano,ma fanno solamente pensare).

“Nel buio si muore” è una canzone più leggera (ma non meno incisiva) ,in cui l’anima più riflessiva del gruppo viene fuori (“nel buio si muore/e di colpo luci ancora/salvami che poi ti salverai”) e anche quella più “pop” (ma senza cadere nel già sentito);su “Piano,piano,piano” ritorna la potenza sonora,che si alterna a strofe estremamente catchy:stavolta l’argomentazione verte su una storia d’amore finita,non senza conseguenze…Ovviamente la band la racconta a modo loro,con la propria personalità e con una certa poesia  (caratteristica anche questa fondamentale per i Nadàr solo).

“Ricca provincia”è un’altra lucida analisi personale non priva di amarezza (“mia madre non ha mai capito niente/non era in mala fede,ma non era intelligente/le avevano insegnato a far finta/e non si smette solo perchè si resta incinta”) e perfino di raffinato sarcasmo (“Nella ricca provincia/che bella polaroid/il prete di gran lunga più affidabile di Freud”),con un sound che alterna strofe darkeggianti a ritornelli dal sapore “alternative”.

“Akai” è un meditativo tassello dalle chitarre oniriche:e questa atmosfera straniante,cangiante,si riflette anche nel testo,evocativo ed espressivo (“dietro a quella finestra/tu provi a leggere il mondo/che piano piano rallenta/fino a fermarsi del tutto”),intrecciando memorie e meditazioni personali;”Splendida idea” gioca tutta su riferimenti chiaroscuri,tra scintillare chitarristico,melodia darkeggiante e poesia umbratile.

“Shh!” è un brano più veloce sulla difficoltà dei rapporti personali;”Non sei libero”,infine,chiude il disco ed è una ballata notturna con il pianoforte in evidenza (con qualche rimando settantiano),un’autocritica dolceamara dai risvolti persino struggenti.

Nadàr solo:una rivelazione che ha dalla sua parte grande originalità;la band non ha paura di sporcarsi le mani con argomenti scomodi,ma lo fa sempre con estrema eleganza…Ed anche il sound rimane sempre graffiante,ma raffinato al tempo stesso.

Una band che farà strada,ne sono sicuro.

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