SUNTIAGO “Spop”(2013)
Si può ancora fare del rock italiano,senza rinunciare alla melodia e all’originalità?Si può,si può….e i Suntiago ne sono la dimostrazione.
I Suntiago sono un quartetto romano che nasce artisticamente nel 2009(la formazione è composta da
Giovanni Ciaffoni-chitarra, voce, pianoforte, Stefano Danese -basso
Nahuel Rizzoni -batteria, percussioni, cori e Emanuele Correani chitarra solista, effetti ) e dopo un EP chiamato “12:34”,di due anni fa,arriva adesso a questo”spop”,primo lavoro a lunga durata che si preannuncia molto godibile.
Il cd si apre con “Seguimi” e fin da questa prima traccia si ha un’idea di ciò che ci aspetterà durante l’ascolto:un mix di varie influenze musicali,che si fondono e si compenetrano tra loro,in questo caso un incrocio tra alternative rock,elettronica appena accennata,qualche scaglia psichedelica,senza perdere d’occhio la melodia. Il tutto in salsa moderna,al passo con i tempi….
Si cambia l’atmosfera con “Nausea”,un pezzo dalle influenze “british”(e vaghi accenni jazzati)con un’accattivante ritornello-non privo di una certa ironia- che si stampa in testa(“Più mi nutro di te e più vomito/Più mi fido di te e più lacrimo/Un minuto di te e su il gomito/Più mi curo di te e più sanguino”).
La sincopata e notturna”Linea sottile” potrebbe essere un singolo d’impatto:anche qui convivono diverse anime,dalla ritmica funkeggiate a improvvisi lampi chitarristici,inframmezzati da un curioso intermezzo classicheggiante e una sempre presente traccia di pop”nobile”nella melodia.
“John Bonham” è un simpatico divertissment che “canta lode”(come recita il testo) al famoso batterista dei Led Zeppelin,un antidoto e una critica divertente e divertita a tutti gli pseudo-intellettuali che giocano a fare i critici musicali e poi non hanno mai ascoltato nulla in vita loro.
Musicalmente però è un reggae rock variopinto e solare,molto carino e come sempre con un ritornello che non se ne va più via…..e l’auspicio al ritorno sulla terra di Bonham,oltre ad essere simpatico,mette anche di buonumore!
Una sorta di “alternative reggae è “Africa”,3 minuti di solare e grande musica col sorriso tra le labbra in cui strofe di sapore”etnico”,si alternano a improvvisi lampi chitarristici che ricordano i foo fighters più melodici(e un testo molto interessante e allo stesso tempo semplice,diretto).
Dal sapore anni ’70 è “Viola”,con la sua irresistibile sezione ritmica e le chitarre che rockeggiano che è un piacere,mentre fanno capolino anche i fiati:sicuramente uno di quei brani che brilleranno nelle esecuzioni in concerto,ed è una traccia”primaverile”se non addirittura”estiva”che trasmette gioia di vivere(“Viola il mondo diventa/a mia misura si presta/ricoprimi di profumati petali/viola,ogni mia virtù”). Imperdibile la”jam”finale!
“Funk Off”è uno dei miei pezzi preferiti del disco,anche questo influenzato dagli anni ’70(con una chitarra a tratti hendrixiana);un brano inizialmente più introspettivo,forse,anche nelle liriche(“tanto tempo fa!/ricordare è vivere a metà/corpi di cenere con l’illusione di risplendere”)che sfocia nella seconda parte in una jam tra hard rock e “flower power”.
“L’opinione”dosa bene grinta e melodia in egual misura,tra affascinanti richiami di classic rock e riverberi alternativi qua e là e un ritornello come sempre con un “gancio”mostruoso….tutti gli strumenti in gran spolvero qui,come in”funk off”nella migliore tradizione rock,anzi di un”certo”rock,con grandissimo trasporto emozionale(il famoso”feelinG”)…
C’è anche spazio per il lato più ombroso dei Suntiago,nell’”Ultima volta”,a metà tra la ballad notturna e momenti più tesi. L’introspezione già presente in altri brani del cd,qui è più evidente(“l’ultima volta è quella che conta di più/l’ultima scelta la mia prima immagine/dondolandomi nell’aria aspetterò…l’ultimo atto sono io”),con delle percussioni “latin” che fanno capolino a metà brano,ed un finale lucidamente tirato,con le chitarre in evidenza,su un nervoso tappeto ritmico(è anche uno dei brani più lunghi del disco,con riminiscenze psych appena accennate qua e là).
Più breve è”spogliami”,un intermezzo anch’esso ombroso,affidato al piano e ad un breve intervento vocale che si limita al titolo,che rimanda a certe atmosfere progressive rock dei tempi d’oro;invece su “La caccia”si ritorna ad atmosfere più aggressive,quasi un country rivestito di hard rock(ma con svariati e mai banali cambi di tempo e atmosfera,sempre con la lezione dei”seventies”ben impressa). Degno di nota il testo,una metafora sull’uomo,cacciatore ma allo stesso tempo “animale”(“Rivendica la libertà di essere proiettile di verità/solo un animale uccide per giocare/soltanto un animale uccide un proprio uguale”),che si presta a varie interpretazioni,inequivocabili. Graffiante al punto giusto e melodica,come avevamo già notato negli altri pezzi,la voce di Giovanni Ciaffoni,riconoscibile e personale,e che dà quel qualcosa in più al sound del gruppo.
Che i Suntiago siano un gruppo caleidoscopico a questo punto non c’è più dubbio,date le molteplici influenze che loro stessi riassemblano e assorbono a piacimento,e con grazia;e “In giù”,quindi è un ennesimo cambio di atmosfera insolito,rilassato,swingante,con riminiscenze vintage e forse anche un po’ Beatlesiane(via Mccartney).
C’è tempo anche per un’ulteriore sorpresa finale,”Ogni rinuncia”,che alterna il “flamenco”iniziale ad atmosfere quasi”orientaleggianti”e”latine”sposate insieme,senza però perdere di vista la forma canzone:un’andatura senz’altro originale,che chiude il disco in maniera inaspettata,con il suo sguardo all’interiore(“Caldi lamenti freddati finchè/ci sia forza/febbri latenti sofferte benchè
ci sia urgenza(..)Delle vite gelide, dell’inerzia dei rimpianti e dei perché ne ho abbastanza!
Torno indietro a prendervi ogni rinuncia”).
E si chiude così questo frizzante esordio,che dimostra ancora di più quello che ormai sostengo da tempo e,ripetendomi,voglio posare l’accento su quanto dicevo all’inizio di questo articolo:si può fare del buon rock melodico,senza cadere negli stereotipi del genere e nel già sentito e allo stesso tempo senza rinunciare alla forma canzone. I Suntiago hanno raccolto la sfida e ne escono quindi vincenti,e siamo sicuri che sentiremo presto parlare di loro;non è solo il loro nome a “brillare”,ma è anche questa scintillante raccolta di 13 pezzi,che dimostra il loro valore e la loro personalità,essendo loro ottimi compositori e musicisti,con una voce personale e molto interessante,eccellente, che fa il resto.
Bravi Suntiago,quindi….non lasciateveli sfuggire,potrebbero diventare enormi(e noi glielo auguriamo di tutto cuore).
Webzine

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *