VUOTO PNEUMATICO “Vuoto Pneumatico (Gianni Venturi/Giacomo Marighelli)”

E’ con immenso piacere che mi appresto a parlare nuovamente di Giacomo Marighelli,un grande artista che ho scoperto anno scorso e che mi ha colpito da subito per la sua comunicatività e per la sua verve creativa.

Stavolta però non vi parlerò del suo progetto principale (Margaret Lee),ma di una sua nuova “creazione” che lo vede protagonista insieme a Gianni Venturi:l’esordio omonimo del Vuoto Pneumatico.

Difatti,questo progetto coniuga insieme rock,sperimentazione sonora e poesia (quasi tutti i testi e la voce sono di Gianni Venturi,mentre le musiche-ed i rumori,come specificato sulle note di copertina-sono di Marighelli):un interessante spaccato avanguardistico cangiante,ma allo stesso tempo originale ed emozionante.

La prima traccia è la title-track e l’unica con il testo di Marighelli (che è anche la voce solista):pura sperimentazione articolata e suggestiva,su sentieri free talvolta ai confini col noise:ed è già un manifesto sonoro,che anticipa a grandi linee (anche se non del tutto) quale sarà il proseguimento dell’album.

Su un drone ossessivo,le parole di Giacomo sono lancinanti come lame (“da un sorriso il flusso fluire fuori schema/senza il tempo,morto dal vento(…) la marionetta della gioia che si rompe”) e suggeriscono inquietudine,tra percussioni psichedeliche e tenui rombi psicotici.

Si prosegue poi con “Fiore Uterino”,ed arriva la voce di Gianni:un brano non meno carico d’inquietudine come sound (la chitarra di Marighelli è esemplare,sullo sfondo,coi suoi phaser oscuri,per poi sfociare in una sorta di dark blues destrutturato e minimale) ma con la poesia di Venturi in evidenza,che omaggia metaforicamente la forza e la bellezza della donna.

“Ahhh” è una tenue ballata che sembra provenire da un film noir degli anni ’60 (che sfocia però anche in momenti di psichedelia dark volutamente tortuosa),con le parole di Venturi che scavano in profondo (“che possa la notte impetuosa essermi lieve”);”La notte”,subito dopo,svela un animo più cauto (grazie anche alla chitarra acustica di Giacomo),ma non meno oscuro (“la notte profuma del livore del giorno/la mordo la notte,fa sangue”)….Ma è solo un attimo,perchè la seconda parte si rivela satura di elettricità,senza che il pathos venga mai meno…anzi ne risulta “amplificato”!

“Ventose vie” si avvicina alla forma canzone,ma quello che ne esce è tutt’altro che convenzionale:è difatti una traccia rockeggiante volutamente sghemba e potente nel suo minimalismo (la voce di Gianni risuona impetuosa e maestosa,mentre Giacomo disegna scenari cupi e avvolgenti allo stesso tempo sullo sfondo;la seconda parte è,però,inaspettatamente cauta e rilassante,mentre le parole si fanno cariche di enfasi,sospese tra amore e provocazione:”ho scritto t’amo/tra preti pedofili e religioni morenti”,è un passo da antologia).

“Intermezzo” è esattamente quello che promette il titolo:una piccola pausa dal vortice sonoro,affidata alla chitarra riverberata di Marighelli,con un’atmosfera da colonna sonora virata in nero (che è un po’ uno dei suoi marchi di fabbrica,coi suoi “vibrati” incisivi).

“Polline di sogno” è psichedelia sperimentale e darkeggiante,un perfetto connubio tra parole e musica che alterna momenti avanguardistici (con segmenti ambient) ad altri più rock e “diretti”;”A tutte le madri” ha il sapore del mantra onirico e a tratti spettrale.

“Numeri primi” è una traccia dall’incedere elettronico,e stavolta torna anche la voce di Marighelli sullo sfondo;il “darkeggiare” bucolico della musica si fonde ancora una volta alla perfezione con la visionarietà del testo (“intatta è la verginità del sogno stupìto/dall’alto cielo ambra di un’alba maestosa/induce al cammino,c’è deserto tra le oasi…”).

“Buon natale” è un rock’n’roll oscuro e criptico,un bel contrasto con l’apparente titolo “rassicurante”;”Perso nella danza” continua su sentieri decisamente rock,con un po’ di elettronica di contorno (e sonorità surreali):”attendo il mantra della risposta/attendo il sole dell’avvenire” canta Gianni,su strati di chitarre chiaroscure (tornano i cori di Giacomo).

“Buio asmatico” è una traccia scorrevole ed impetuosa,dall’anima robusta ed alternativa:uno dei miei brani preferiti del disco,in cui l’anima rock si fa dichiaratamente sentire….”La rete” è il finale,notturno ed inizialmente in punta i piedi,ma con delle staffilate pungenti (“poso la mano libera sul mouse/pronta a costruire intere aggregazioni di nulla”) in evidenza (e perfino qualche influenza noise) non appena il pezzo si evolve.

Un viaggio poetico-sonoro molto affascinante e vertiginosamente teatrale nel suo incedere;un disco originale ed un incontro/confronto tra due artisti geniali…..un riuscito connubio tra i più interessanti che mi sia capitato di sentire in Italia! La classe non è certo acqua ed i due ne hanno da vendere!

 

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